"Si inizia con l’arte dell’Islam e chiude Totò"

L’assessore alla Cultura presenta il suo programma di mostre. Tra le novità dell’autunno la personale dell’iraniana Shirin Neshat

"Si inizia con 
l’arte dell’Islam 
e chiude Totò"

«E dulcis in fundo, una bella mostra su Totò a Palazzo Reale»
Come, assessore Finazzer, il principe della risata?
«Proprio lui, si intitolerà “Totò l’italiano“ perchè nessuno meglio di De Curtis ha saputo interpretare vizi e virtù del Belpaese. Ci saranno fotografie e filmati e la faremo a maggio in collaborazione con il Comune di Napoli».
Allora c’è tempo. La stagione autunnale, invece, inizia con Mito. Quest’anno coinvolgerete un po’ di più la città?
«È uno degli obbiettivi che ci siamo prefissati, tant’è che rispetto all’anno scorso saranno coinvolte tutte le periferie e ci saranno 70 spettacoli gratuiti. Abbiamo già venduto il 20% di biglietti in più rispetto alla prima edizione».
Ci saranno sorprese?
«Beh, i cittadini si stupiranno quando vedranno sfilare per il centro un concerto di 140 giannizzeri. È il nostro omaggio a Istanbul capitale europea della cultura».
Veniamo alle mostre. Dopo Monet, Schiele e Hopper, il 21 settembre tocca a Salvador Dalì. Perchè?
«Perchè Dalì rappresenta il sogno e a Milano più che mai abbiamo bisogno di sognare, anche ad occhi aperti».
Il nome non basta. Che mostra sarà?
«Sarà un’esposizione che indaga il tema del paesaggio. Tutte le opere, sotto la curatela di Vincenzo Trione, provengono da istituzioni prestigiose, come la Fondazione Gala-Salvador Dalì e dal Reina Sofia di Madrid».
Il fatto è che non tutti capiscono il filo logico che lega queste mostre.
«E invece esistono dei paradigmi ben precisi che rispondono a due filoni teorici. Il primo è “Milano si racconta“, vale a dire le forme su cui si estrinseca la nostra identità. Il secondo filone è “Milano-mondo“, quello che ha dato vita a progetti e mostre su Paesi strategici. Il Giappone e gli Usa lo scorso anno, la Cina e Paesi arabi quest’anno».
C’è anche chi dice che molte di queste mostre arrivino già chiavi in mano da soggetti privati.
«E invece sono tutte mostre ideate o co-ideate in questo assessorato con un anno e mezzo d’anticipo. Così come anche adesso stiamo lavorando sul programma del 2011. Per altro direi che il pubblico ci ha ampiamente premiato, visto che soltanto quest’estate abbiamo avuto il 50 per cento di spettatori in più»
Sui Paesi arabi che farete?
«Questo autunno ci saranno due mostre: a ottobre a Palazzo Reale l’Arte delle civiltà islamiche, che esplorerà i vari linguaggi dall’archeologia all’impero ottomano, non senza interessanti raffronti con il design di oggi. La seconda mostra sarà invece contemporanea e vedrà al Pac la personale della grande artista iraniana Shirin Neshat: fotografie e video sulla femminilità nei Paesi arabi».
Con Cattelan, invece, siete riusciti a dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Alla fine ci saranno solo quattro opere
«Ma significative, come la “Nona ora“, la “crocifissione“ e la “Mano“ in piazza Affari. Sul caso Cattelan sono state fatte polemiche inutili. Questa mostra è importante perché, come nel caso della Beecroft, celebra un artista cresciuto a Milano e riconosciuto a livello mondiale».


L’anno prossimo scade il suo mandato, si ritiene soddisfatto?
«Lascerò alla città l’apertura del Museo del ’900, il nuovo teatro Puccini, il museo della moda a Palazzo Morando, il museo del risorgimento ristrutturato, l’allargamento del Museo archeologico e l’Ansaldo. Veda lei...»

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