Il pop prende fiato Ora dal vivo la musica è più viva

Dopo il crollo del 2010, grazie a Radiohead e U2 negli Usa aumentano i biglietti venduti. Claudio Trotta di Barley Arts: "È la qualità a fare la differenza"

Il pop prende fiato Ora dal vivo la musica è più viva

Tutto, alla fine, dipende dalla qualità.L’altro giorno Ray Waddell di Billboard ha rivelato che, dopo un anno e rotti di magra, gli incassi dei concerti americani sono di nuo­vo in crescita. Certo, lui dice che i prezzi dei biglietti sono scesi e quin­di gli acquirenti sono aumentati. E i dati rivelati da Pollstar , la bibbia del settore, lo confermano: il tour de Le Cirque du Soleil dedicato a Micha­el Jackson ha incassato 78,5 milioni di dollari. E Roger Waters con il suo meraviglioso The Wall ha superato i 61 milioni di incasso con quasi sei­centomila biglietti. Un trionfo, sia­mo chiari.

In poche parole, mentre un terzo del mercato mondiale discografico è ormai preda della musica online e le vendite di repertorio superano le novità (un greatest hits dei Guns N’Roses vende più dell’ultimo di­sco di 50Cent), i concerti riprendo­no fiato dopo il tracollo del 2010 che aveva scatenato il de profundis del­la musica dal vivo.
In realtà, per ora, è soltanto la conferma che a fare davvero la differenza sono i nomi in gioco. Più grandi e consolidati so­no, più cresce l’incasso.Per i debut­tanti il gioco si fa duro. Durissimo. Forseaincideresullacifracomples­siva è anche il­sempre più sofferto ri­lievo dei grandi rapper che, da Emi­nem in giù, dal vivo non sono mai stati molto produttivi. O forse a fare la differenza è il detto inglese «let the music do the talking», lasciate che sia la musica a tener banco. Il pubblico si aspetta la sorpresa. L’improvvisazione. Compra il bi­glietto se non sa esattamente che co­sa aspettarsi. Forse per questo il tour kolossal di Madonna è inferio­re alle attese: vista (dal vivo o su You­Tube) la prima data a Tel Aviv, che cosa ci si può aspettare d’altro?Dif­ficile credere che il pubblico spen­da tanti soldi semplicemente spe­rando in una battuta contro la Le-Pen o in un seno estratto a bruciape­lo dal reggipetto. La differenza è nel­l’imprevisto. O nella qualità. Forse per questo Bruce Springsteen, par­tito sofferente a Siviglia, ha totaliz­zato un tour europeo da record per biglietti venduti, qualità e lunghez­za dei concerti. «La scintilla è stata San Siro- conferma Claudio Trotta, fondatore e titolare di Barley Arts da sempre promoter del Boss-. Va bene che i nostri biglietti costavano meno che in quasi tutta Europa ma a Milano ha tenuto quello che era il secondo concerto più lungo della carriera. E da allora non ha fatto che aumentare la durata dello show e arricchire di chicche le sue scalet­te ».

Qualcosa vorrà pur dire. Non per nulla, l’altra sera all’Olympic Stadium di Helsinki, Springsteen ha cantato per quatto ore e sei minu­ti una sequenza di 33 canzoni più 5 brani acustici interpretati prima del concerto. Forse senza neppure immaginarlo, Springsteen è diven­tato il nuovo metronomo del mer­cato: più qualità innanzitutto. Op­pure biglietti meno costosi. Rober­to De Luca, presidente di Live Na­tion, conferma che «anche se la mu­sica dal vivo sta crescendo, stiamo riflettendo su come calmierare i bi­glietti in modo che non solo­gli arti­sti superbig possano esibirsi in are­ne tutte esaurite ». E se Trotta defini­sce «fasulla» la scelta di Celentano divendereauneurounagranquan­tità di biglietti dei suoi concerti al­l’ArenadiVerona( «Un’operazione che mette in difficoltà chi non può godere delle sue risorse»), rimane evidente la contrazione del prezzo dei biglietti. Soprattutto nei settori della platea più penalizzati, tipo il terzo anello di San Siro. Dopotutto Trotta, che ha un’esperienza tren­tennale e che da sempre porta in Ita­lia gente come Ac/ Dc o Kiss o Sprin­gsteen, conferma che «se gli artisti sono hot, ossia molto attesi, il prez­zo del biglietto non fa molta diffe­renza. Altrimenti è assai importan­te ». Per farla breve, gli artisti «hot» nel mondo si contano sulle dita di due mani, forse tre. Gli altri si devo­no arrangiare. E allora benvenuto in Italia a chi, come Caparezza o Af­terhours, non impone prezzi supe­riori ai venti euro, soprattutto dopo l’altalena di rinvii e spostamenti che ha coinvolto Litfiba e Negrita, obbligati a cambiare location o a esi­birsi di fronte a un pubblico esiguo costrettoperòasborsarelabellezza di trenta euro.
In fondo è un ritorno al passato. Se ci sono eventi benefici, la preven­dita è esaltante come nel caso di «Italia loves Emilia»pro terremota­ti a Campovolo il 22 settembre: già sessantamilabigliettivenduti.

Altri­menti il pubblico è più cauto. Paga per l’artista del cuore. Altrimenti ciao. E, se a farsi dire ciao sono spe­cialmente i nuovi arrivati, qualcosa vorrà pur dire. Purtroppo.

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