Nina, nel nome di papà "Ma sullo slittino mi ha messo mamma..."

Il ct Armin Zoeggeler ha convocato la figlia per i Giochi: "Adesso quel nome non pesa più"

Nina, nel nome di papà "Ma sullo slittino mi ha messo mamma..."
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«Mi manda papà». Si, è vero, ma Nina Zoeggeler all'alba dei 21 anni, che sta per compiere, in vista della città proibita, intende ballare da sola. Perché è così che le hanno insegnato in famiglia. Anzi: «Quando ho deciso di provare con lo slittino, ho chiesto prima il permesso a mamma»; racconta lei che, fra Lana e Foiana, dove per tutti era solo la Nina, di sport ne aveva provati tanti, atletica in primis, poi la slitta, ma sulla neve, come tutti i bimbi.

Come darle torto, se intorno hai alcuni dei paesaggi più belli delle dolomiti. Le passeggiate fra i monti, la bici, la fisarmonica: quante passioni. Poi una volta a 7 anni scende sullo slittino con papà nel ghiaccio. Una folgorazione? Che ti vai a mettere a pancia in su a guardare solo il cielo per lanciarti giù a capofitto in un budello di ghiaccio. Con quel cognome, poi, trisillabico e pesantissimo, anche per un predestinato. E invece: «Ho sentito una libertà mai provata». Debutto a 16 anni, il richiamo del dna è stato forte e la bimba di Armin ora fa sul serio. «Sono un tipo che si emoziona, ma che conosce la determinazione e non la paura», dice lei, raccontando del marchio di fabbrica Zoeggeler. «Per cui il lavoro duro paga sempre».

Inutile dare i numeri del padre che il banco l'ha sbancato a suon di record. Almeno una medaglia a cinque cerchi in ognuna delle sei edizioni (2 ori, 1 argento e 3 bronzi) a cui ha partecipato da Salt lake City 2002; le lotte con Georg Hackl e Albert Demchenko, le lacrime di Sochi 2014, suo ultimo sigillo, accanto ad 11 medaglie mondiali e 10 coppe del mondo. «Io ricordo le gare del 2014, ma so che quelle che lo emozionarono di più restano a Torino 2006. Per me, però, è sempre stato solo papà». Ora anche allenatore, perché Zoeggeler la slitta al chiodo non l'ha mai appesa, ma si è messo a disposizione del team, prima limando i talenti dei Fischanaller, Dominik e Kevin e poi plasmando la nipote Sara Robatscher.

Ora via per Pechino. Insieme a Nina in questo suo viaggio con papà c'è Peggy un peluche maialino, dono del fratellino. In Cina ci sarà una curva nuova, con una svolta a 360 gradi: «Vedremo, la stiamo studiando». I consigli del papi? «Mi dice sempre di credere in quel che faccio ed ora quel cognome non pesa più». Anche perché lui è rigidissimo come coach: nessun favoritismo, «Sa dove posso arrivare e a volte così litighiamo», scherza lei che, però, una volta si ricorda che si commossero insieme: «Quando sono entrata nel corpo dei carabinieri».

Allora furono lacrime a quattro occhi, perché per essere cannibali in pista, bisogna innanzitutto sapere che a casa tutti ti aspettano. Li Armin si è sempre sciolto più del ghiaccio che ha domato. Prima bastava l'abbraccio di Nina, ora ci sono i suoi sogni di giovane donna.

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