Sagan accende Sanremo ma si spegne in volata E Kwiatkowski lo beffa

Il campione del mondo Sagan scatta sul Poggio ma gli resistono Alaphilippe e il polacco che trionfa

Sagan accende Sanremo ma si spegne in volata E Kwiatkowski lo beffa

Che la giornata sarebbe stata lunga e difficile l'ha capito immediatamente, quando l'inviato Rai gli si è rivolto chiedendogli a bruciapelo: «Peter, come pensi di perdere oggi la Sanremo?...». Sagan l'ha guardato interdetto e con un laconico «bella domanda», se n'è andato lasciandolo lì con il microfono in mano.

Corsa dura, lunga e amara per il campione del mondo Peter Sagan. L'uomo forte di una Sanremo che lo slovacco corre da protagonista assoluto, ma perde per un niente. E a Peter poco importa che gli dicano che ha dato spettacolo mettendo in scena la gara perfetta, perché gli deve bruciare parecchio la sconfitta patita dal polacco Michal Kwiatkowski, ex campione del mondo, fresco vincitore delle Strade Bianche, che gli soffia la Classicissima proprio nel finale e per un colpo di reni.

Sagan sbuffa, gettando la borraccia per le terre dopo aver rivisto davanti al monitor la volata. «Ormai mi sono abituato al secondo posto dice l'iridato - va bene così, adesso ci aspettano altri obiettivi. L'azione? Inizialmente ero riuscito ad andarmene da solo, poi sono rientrati Kwiatkowski e Alaphilippe e alla fine è andata com'è andata. Mi hanno dato un cambio a testa, ma è normale che fosse così, evidentemente loro negli ultimi chilometri hanno recuperato più di me. Però penso di aver dato spettacolo».

Lo spettacolo l'ha dato per davvero. Spettacolo purissimo, di rara bellezza. Finale adrenalinico di una corsa dal fascino unico. 291 chilometri e sette ore abbondanti di corsa, con quella sparata sul Poggio da applausi, degna solo dei grandi campioni. Peter Sagan rompe gli indugi sull'ultima salita, a poco più di 6 chilometri dal traguardo. È lì che il campione del mondo in carica da due anni esplode la sua forza e lascia tutti sul posto, meno quei due, che si accodano quasi subito.

La locomotiva è Sagan. L'uomo forte è lui. Tutti sanno che è l'uomo da battere, per questo non muovono dito. Il francese perché non ne ha più. Il polacco perché sa che se vuole sperare di poter vincere non deve sprecare energie e fare in modo che a sprecarle sia lo slovacco.

Fa niente: Sagan fa da solo. Via a tutta, pancia a terra. Sia in discesa che nell'ultimo piano che porta a via Roma. Poi si lancia verso il traguardo. Sembra andare tutto per il verso giusto, tutto perfetto, fuorché il risultato: Kwiatkowski non molla, lo affianca e lo supera di un niente, che per il polacco è tutto.

«È incredibile questa corsa spiega Kawasaki, così il polacco viene chiamato in gruppo -, oggi è andata diversamente dal previsto. Sulla Cipressa mi ero convinto che saremmo arrivati allo sprint, con la squadra stavamo lavorando per Viviani, ma quando Sagan è partito non potevo fare altro che seguirlo», racconta il primo polacco a vincere la Classicissima.

Si allunga così la lista delle nazioni, si allunga anche la maledizione della maglia iridata: è dal 1983, con Beppe Saronni, che un campione del mondo non vince il mondiale di primavera. Si allunga anche il digiuno dell'Italia, a secco da undici edizioni.

Il primo degli italiani è l'oro della pista a Rio Elia Viviani, nono sul traguardo. Non è una disfatta, ma è il valore del nostro movimento, che per le corse di un giorno non ha un Sagan o un Kwiatkowski, e nemmeno un Alaphilippe.

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