Tyson, che raddoppio: da cattivo a buono

Ventisette anni fa era in carcere, ora a 54 torna sul ring per beneficenza

Tyson, che raddoppio: da cattivo a buono

Se lo sono guardato in milioni di persone sui social. Mike Tyson nemmeno tanto grasso, con un velo di barba imbiancata, che picchia lo sparring partner con voglia e veemenza di tempi andati. Lo dice il titolo del suo film I'm bad boy for life. Lo ripete qualunque copione: un cattivone per sempre. Anzi peggio: «Sono ancora l'uomo più cattivo del pianeta».

Quello visto sui social non sembra proprio un reperto da cinema muto o da boxe di altri tempi. Il colpo del ko, quello si, non invecchia mai. Nel resto questo Tyson, che compirà 54 anni il 30 giugno, dice di essere cambiato. Passato da ogni esperienza, vuol dare una mano ai drogati e ai senza tetto: ha ripreso a faticare tra cyclette e tapis roulant, a soffrire con 250-300 ripetute di pesi, a sfogarsi al sacco e sugli sparring, a sentir dolore per resistere 3-4 round fra le corde in match di beneficenza. Lo ha preso il virus della bontà. Non può essere ambizione del combattere per qualcosa di serio: i massimi odierni sarebbero stati mozzarella per il giovane Tyson. Ora sono rocce contro le quali spaccarsi la faccia.

Ma quante sono le facce di IronMike? Mille e nessuna e così fino al termine dei suoi giorni. Oggi va riscoperta questa, tra aspetti pubblicitari e buona volontà: Tyson ha mangiato oro e fango, messo al mondo 8 figli, conosciuto tre mogli, chiuso con la boxe nel 2005 dopo una sconfitta per ko tecnico. L'elencazione di fatti e misfatti sarebbe lunghissima. Ma se risfogliamo la sua storia e ci fermiamo al mezzo del cammin di questa vita, vedete un po' dove lo ritroviamo? A 27 anni, il 7 marzo 1994, Mike era il numero 9223335, detenuto nel penitenziario dell'Indiana Youth center di Plainfield. E gli era stato appena respinto l'appello, proposto alla corte Suprema, per riaprire il caso. Tyson, accusato di aver stuprato Desirèe Washington, e condannato nel 1992, aveva contestato la decisione per comportamento parziale del giudice. Ovvero: il giudizio sarebbe stato pilotato e l'ex campione del mondo dei massimi ammetteva il rapporto sessuale, non lo stupro (versione già letta anche per altri campioni). Tyson, allora autentico bad boy, avrebbe quindi atteso un anno per uscire di prigione con pena dimezzata e tornare al ring. Ma ammise che, per essere in forma, ci sarebbe voluto almeno un anno: oggi, 54enne, molto meno.

Belle le favole! In quei giorni il 44enne Larry Holmes doveva battersi con un trentenne e l'indomito George Foreman, in novembre, avrebbe riconquistato il mondiale alla improbabile età di 45 anni, record che ancora resiste fra i massimi. Quel Tyson di mezza via fa era un tipo che sapeva quanto fosse duro il ring: poteva contare soprattutto sul pugno di ferro. Poi la storia ha dimostrato che non basta un pugno da ko, occorre l'intelligenza.

E Big George, che aveva testa e conosce l'insidia dell'età, ora gli suggerisce: «Non deve dimostrare niente». Forse agli altri. Questo Tyson con «il corpo a pezzi e dolorante» ha deciso che l'ultimo colpo in canna è destinato al virus del bad boy. Magari fosse un bel ko.

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