Ucraina, la forza e l'orgoglio: leader con 3 ori

Guida il medagliere. La storia di Oksana, senza gambe per colpa di Chernobyl

Ucraina, la forza e l'orgoglio: leader con 3 ori

Luci nelle tenebre. Sono giorni difficili da vivere e raccontare, nei quali ci si sente testimoni di un qualcosa che si è potuto solo leggere nei libri di storia o magari conoscere attraverso le testimonianze dei propri cari. Il dramma della guerra, nel Vecchio Continente, è qualcosa che bussa alle porte del cuore e non può lasciare indifferenti. Sentimenti di tristezza e amarezza e le conseguenze nel mondo dello sport sono inevitabili: le delegazioni russe e bielorusse impossibilitate a competere in tutto. Il conflitto in Ucraina ha portato a queste decisioni anche per le Paralimpiadi Invernali a Pechino (Cina).

Fiumi di parole e polemiche sulle esclusioni, dopo una iniziale ammissione e poi il veto per paura dei boicottaggi di altri Paesi. Ecco che, al termine della prima giornata di gare, ha assunto crismi iconici il primo posto nel medagliere della selezione ucraina. La rappresentazione dell'araba fenice ha trovato la sua sublimazione nel parabiathlon, lì dove la compagine giallo-blu ha conquistato sette medaglie (3 ori, 3 argenti e 1 bronzo), monopolizzando la scena nella 6 km per ipovedenti con un podio tutto ucraino. Biathlon in cui anche chi è legata a questi colori, pur gareggiando per gli Stati Uniti, ha dato seguito alla propria leggenda. Il riferimento è a Oksana Masters, all'anagrafe Oksana Alexandrovna Bondarchuk. Lei sa perfettamente cosa voglia dire nascere nell'oscurità per una storia iniziata il 26 aprile del 1986 a Chernobyl, teatro dell'arcinoto incidente nucleare.

Oksana è stata costretta ad affrontare sfide fin dai primi anni di vita: diverse malattie congenite indotte dalle radiazioni, oltre che l'abbandono dei suoi genitori alla nascita in un orfanotrofio ucraino. Una permanenza fino all'età di 7 anni, quando poi fu adottata da Gay Masters, una logopedista americana, non sposata e senza altri figli. Da quel momento, il trasferimento negli States, le gambe amputate sopra il ginocchio e interventi alle mani che non le hanno impedito di lasciare il segno, aggiudicandosi il quinto oro a livello paralimpico tra Giochi Estivi e Invernali, portando il bottino a 11 medaglie personali tra biathlon, sci di fondo, canottaggio e ciclismo. «È un oro per gli Stati Uniti e l'Ucraina. Sono orgogliosa di avere nel cuore questi due Paesi e triste per gli atleti russi e bielorussi.

Uno di loro prima della gara è venuto ad abbracciarmi perché non poteva gareggiare. Vorrei vivere in un mondo in cui ogni singolo sportivo di ogni nazione possa competere liberamente e in pace». Concetti più forti delle bombe di questi giorni terribili.

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