Un visionario. Con lui il Milan ha ripensato in grande

A Milano sarà sempre l'uomo che visse due volte. Anzi tre, vista la sua precedente avventura nerazzurra

Un visionario. Con lui il Milan ha ripensato in grande
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A Milano sarà sempre l'uomo che visse due volte. Anzi tre, vista la sua precedente avventura nerazzurra. Nel mondo resterà uno dei più grandi incompiuti della storia del calcio, perché se non si poteva pretendere che vincesse un Mondiale con la sua Svezia, si poteva immaginare che prima o poi avrebbe portato a casa una Champions o un Pallone d'oro. Invece se ne va senza questi trofei in bacheca, ma per la gente che ha saputo infiammare in 25 anni di carriera la standing ovation vale molto più di una coppa. Gli applausi e le lacrime, visto quelle che hanno versato parecchi milanisti vedendolo l'altra sera nel giro d'onore su quello che è stato probabilmente il suo palcoscenico più amato. Per una sera anche il grande sbruffone, il duro, l'attore capace di incantare anche Sanremo, ha ceduto all'emozione e si è lasciato andare come non l'avevamo mai visto. Forse quel giro del campo ha pesato più di un Pallone d'oro. I milanisti hanno rivissuto per un attimo la stessa scena vista trent'anni prima con Marco Van Basten, due campioni accomunati dall'origine nell'Ajax. Van Basten in pochi anni ha vinto tutto quello che è mancato a Zlatan, però lo svedese ha lasciato il segno in tante squadre, perché dovunque abbia giocato ha dato qualcosa di indelebile: all'Ajax come alla Juve, all'Inter come al Manchester United. Forse solo Barcellona l'ha tradito, o lui non ha mai legato con il blaugrana. Nella Milano rossonera invece se lo sono gustato due volte, la prima da crac del mercato, quando ha riportato subito lo scudetto a Milano e ne ha perso un altro sempre da capocannoniere della serie A. La seconda quando è andato oltre l'immaginabile, passando per visionario con la sua promessa mantenuta di un altro impensabile scudetto.

Adesso la gente rossonera pende dal suo annuncio di domenica notte: «Resterò milanista per sempre». E già gli si cuce addosso qualsiasi ruolo: uomo immagine, ambasciatore, allenatore, direttore sportivo, vicepresidente, presidente... di certo il Milan degli americani gli deve moltissimo.

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