Online cellulari, email e password: altra falla di sicurezza al Pentagono

Il settimanale tedesco rivela di aver trovato online numeri di telefoni, email e password del capo del Pentagono, del consigliere per la Sicurezza nazionale e della direttrice dell'Intelligence nazionale Usa

Il capo del Pentagono Pete Hegseth
Il capo del Pentagono Pete Hegseth
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È tutta una caccia alle streghe”. Così nelle scorse ore il presidente americano Donald Trump ha commentato con i giornalisti lo scandalo della chat su Signal sui piani di guerra contro gli Houthi nella quale è stato aggiunto per errore Jeffrey Goldberg, il direttore del The Atlantic. Una strategia che, attingendo a piene mani dal rodato manuale trumpiano, viene accompagnata da attacchi continui alla credibilità di Goldberg e che però rischia di naufragare di fronte all’emergere di nuove rivelazioni su falle nella sicurezza dell’attuale amministrazione repubblicana.

Stando infatti ad un’inchiesta pubblicata da Der Spiegel, i dati personali di alti funzionari della Casa Bianca - numeri di cellulare, indirizzi email e persino alcune password - sono stati rintracciati su internet senza grandi sforzi dai reporter del settimanale tedesco. Molti di questi contatti risultano ancora attivi e associati a profili su WhatsApp, Signal e LinkedIn.

Tra i papaveri della squadra di Trump coinvolti nel nuovo scandalo ci sono il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz, la direttrice dell'Intelligence nazionale Tulsi Gabbard e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. I loro dati sensibili sono stati individuati attraverso l’utilizzo di un "popolare motore di ricerca delle persone" insieme ad informazioni di clienti hackerate e pubblicate in rete.

Nello specifico, i contatti di Hegseth e Waltz sono stati reperiti utilizzando servizi commerciali mentre quelli di Gabbard, seppur più protetti, sono stati anch'essi rintracciati attraverso fughe di dati su piattaforme come WikiLeaks e Reddit. Le email recuperate in alcuni casi erano collegate a numerosi account sul web, tra cui Dropbox e Microsoft Teams, con tutti i rischi che potrebbero derivare da eventuali accessi non autorizzati.

Nel resoconto pubblicato da Der Spiegel si legge che l’inchiesta “ha rivelato un’ulteriore grave violazione della sicurezza, precedentemente sconosciuta, ai massimi livelli di Washington” che potrebbe essere sfruttata dai servizi segreti di Paesi ostili per “hackerare le comunicazioni delle persone coinvolte, installando spyware sui loro dispositivi”. A rendere ancora più preoccupante una notizia che di per sé sarebbe già esplosiva è il collegamento con il caso svelato da Goldstein: è possibile, sottolinea il sito di informazione tedesco, che agenti stranieri fossero infatti a conoscenza della chat di gruppo su Signal in cui Gabbard, Waltz e Hegseth hanno discusso dell’attacco militare contro gli islamisti yemeniti.

Donald Ortmann, esperto di cybersecurity, ha affermato che "i dati esposti di politici di alto livello possono essere usati dagli hacker per lanciare attacchi di phishing convincenti e ottenere l'accesso a dispositivi e vari servizi come email, strumenti di chat e PayPal". Ortmann ha inoltre spiegato che "per partecipare a riunioni virtuali possono essere lanciati attacchi deepfake utilizzando immagini e suoni disponibili online" e che gli account compromessi possono anche consentire ai criminali di "installare malware, monitorare le comunicazioni e tentare ricatti politici".

Der Spiegel non ha pubblicato le informazioni reperite in rete e ha avvertito direttamente i funzionari coinvolti. Un portavoce del consiglio di Sicurezza nazionale ha dichiarato che Waltz aveva modificato i suoi account e password prima di entrare al Congresso nel 2019 ma alcuni profili WhatsApp e Signal sarebbero stati disattivati dopo la segnalazione. L'ufficio della responsabile dell'Intelligence nazionale ha fatto sapere che i dati privati di Gabbard erano trapelati 10 anni fa e l'ex deputata democratica non utilizzava le piattaforme violate da diversi anni. Messaggi inviati ai suoi account Whatsapp e Signal presenterebbero comunque i segni delle due spunte a conferma di ricezione.

Il Pentagono ha scelto invece per ora la linea del silenzio. Hegseth non ha infatti rilasciato alcun commento sulle nuove rivelazioni ma è tornato sul caso portato alla luce dal direttore del The Atlantic.

In un post su X il segretario alla Difesa ha scritto che Goldberg "non ha mai visto un piano di guerra o un 'piano di attacco (come lo chiama ora). Nemmeno lontanamente". Hegseth ha poi aggiunto: "Continueremo a fare il nostro lavoro, mentre i media fanno ciò che sanno fare meglio: spacciare bufale".

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