Camera, ddl lavoro: governo battuto di un voto Assenti in 95, accuse ai finiani: sfiorata la rissa

L'esecutivo va sotto a Montecitorio su un emendamento del Pd sulle regole dell'arbitrato su cui era stato espresso parere contrario dall’esecutivo. Assenti 95 deputati della maggioranza, 50 non giustificati. Lehner accusa i finiani: "E' un'imboscata". E si sfiora la rissa

Camera, ddl lavoro: governo battuto di un voto 
Assenti in 95, accuse ai finiani: sfiorata la rissa

Roma - Governo battuto per un solo voto nell’Aula della Camera su un emendamento del Pd al ddl lavoro su cui era stato espresso parere contrario dall’Esecutivo. Il relatore Giuliano Cazzola ha chiesto una sospensione dei lavori e la riunione del comitato dei nove. L’emendamento del Pd ha avuto 225 sì e 224 no.

Sfiorata la rissa con i finiani Momenti di tensione alla Camera dopo che il governo è stato battuto in Aula su un emendamento del Pd al collegato lavoro relativo all’arbitrato. Il deputato del Pdl, Giancarlo Lehner ha accusato il finiano Antonino Lo Presti di aver organizzato una trappola sul voto. "Ma quale imboscata dei finiani! Ti devi vergognare a dire queste cose!", è stata la risposta del deputato vicino a Gianfranco Fini. Qualche spintone e qualche parola di troppo e per poco i due non sono venuti alle mani proprio in Transatlantico. A dividerli è stato il deputato del Pdl, Simone Baldelli. Ad arrabbiarsi anche Fabio Granata che è andato da Baldelli per far presente l’assurdità dell’accusa. "Dite a Berlusconi che se manda avanti questi personaggi finisce male...", è stato lo sfogo di Lo Presti.

95 assenti nella maggioranza
Sono 95 su 269 i deputati del Pdl non presenti in aula nel momento in cui il governo è stato battuto per un voto su un emendamento del Pd sul ddl lavoro: tra essi 45 erano in missione, e quindi erano giustificati, compreso il capogruppo Fabrizio Cicchitto, mentre altri 50 sono assenti ingiustificati, tra cui il vice-capogruppo Italo Bocchino. Per la Lega mancavano 11 parlamentari, 8 dei quali erano in missione e 3 erano assenti.

Bersani appoggia Fini
"Forse si sono estesi i finiani...". Scherza il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, commentando la sconfitta del governo e poi sottolinea come il presidente della Camera abbia posto "problemi reali, da quelli economici e sociali a quelli della giustizia, a quelli dell’unità nazionale. Sono questioni vere, non sono risolvibili nel quadro politico della maggioranza di centrodestra".

Il testo dell'emendamento L’emendamento era stato presentato dall’ex ministro del lavoro, il deputato del Partito democratico Cesare Damiano, e su di esso il governo aveva espresso parere contrario. Il testo modifica l’articolo 31 del ddl, che regola il ricorso all’arbitrato nei casi di controversie sul lavoro. L’emendamento cambia solo una parola e, laddove si parlava di "controversie che dovessero insorgere", ora viene mutato in "controversie insorte". Dopo il voto la seduta è stata sospesa e si è riunito il comitato dei nove per vedere come procedere nei lavori. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva respinto la legge, già approvata dal Parlamento, rigettando in particolare proprio le norme che prevedevano il ricorso all’arbitrato, piuttosto che al giudice, nei casi di controversie sorte a seguito di licenziamento.

La commissione Lavoro di Montecitorio, tornando a esaminare il provvedimento, ha accolto nelle scorse settimane i rilievi del Quirinale, escludendo il ricorso all’arbitrato in caso di licenziamenti, cosa peraltro prevista da un avviso comune delle parti sociali, esclusa la Cgil. Il sindacato di Corso d’Italia continua a ritenere la legge incostituzionale.

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