Case popolari, la sanatoria toglie i vincoli

Sono case popolari, almeno sulla carta. Le abitazioni di proprietà dell’Ater (l’ex Iacp), però, rischiano seriamente di finire nelle mani di chi non ha diritto perché titolare di un reddito troppo elevato. Tutta colpa della sanatoria votata dalla giunta regionale lo scorso luglio. A spiegare la vicenda è il capogruppo alla Pisana dei Socialisti riformisti Donato Robilotta. «È grave che la giunta non abbia voluto bloccare la sanatoria prevista dalla legge 11 del 19 luglio per quegli occupanti abusivi che superano non solo il limite massimo di accesso per aver diritto all’alloggio popolare ma anche quello di decadenza».
Con le nuove modifiche alla legge sull’edilizia residenziale pubblica, infatti, è stato innalzato il limite di reddito annuo lordo complessivo per famiglia a 18mila euro. Inoltre, è stato portato a un massimo di 25mila euro il limite di reddito per la decadenza dall’assegnazione degli alloggi popolari, con una detrazione massima di 6mila euro per i familiari a carico. «La cosa più grave, però - prosegue Robilotta - è la sanatoria che ha riguardato gli occupanti che non solo sono abusivi ma non hanno neanche il requisito del reddito per l’assegnazione e anzi hanno un reddito superiore al limite massimo di decadenza. Così a chi ha un reddito di 100mila euro, per dire, non solo è stato consentito di avere un alloggio popolare al posto di una delle tante famiglie che sono in graduatoria e aspettano da anni di averlo, ma adesso potrà anche acquistare immobili di pregio a prezzi irisori invece che rivolgersi al mercato privato».
Già, perché tra le case che verranno cedute (15mila appartamenti, pari al 28 per cento del totale) non ci sono solo alloggi in periferia, ma anche stabili in zone centrali quali Prati. «È assordante il silenzio sulla svendita del patrimonio di pregio del presidente della Regione e dell’assessore al Bilancio Luigi Nieri».
Ieri, infine, venti occupanti hanno bloccato il traffico per protesta davanti all’assessorato delle Politiche abitative del comune. «A Roma 25mila famiglie sono inserite nel bando di assegnazione perché ne hanno diritto - ha commentato il segretario dell’Uniat (Unione nazionale inquilini ambiente e territorio) Patrizia Behmann -.

Duecento di queste hanno subìto uno sfratto, eppure, hanno meno ascolto delle 20-30 che con la violenza impongono le loro necessità. Di 1700 assegnazioni, solo 400 sono andate a chi ha fatto regolare domanda, le altre a chi urlava più forte. È arrivato il momento di far rispettare la legalità».

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