
I punti chiave
Gli omicidi di bambine e bambini sono tra quelli che, dall’alba dei tempi, scuotono maggiormente l’opinione pubblica. Non solo c’è immedesimazione da parte di chi è genitore, ma si scatena la rabbia in tantissimi adulti per le piccole vite strappate in modo violento.
I crimini contro l’infanzia hanno ispirato gli artisti in molte maniere e uno degli esempi più noti e apprezzati è sicuramente il capolavoro di Fritz Lang M - Il Mostro di Düsseldorf, film il cui titolo italiano non chiarisce appieno come l’ispirazione non sia venuta da uno ma da più casi di cronaca. Lang avrebbe infatti preso spunto - per creare un’opera assolutamente unica - da diverse storie di serial killer tedeschi, in particolare Carl Großmann, Karl Denke, Fritz Haarmann e Peter Kürten.
Carl Großmann
Großmann veniva chiamato il Macellaio di Berlino, ed è stato uno stupratore e un assassino seriale. Si ritiene che abbia ucciso 50 persone (ma solo 26 sono le vittime accertate), tra prostitute e bambini negli anni tra il 1913 e il 1921. Inizialmente non fu sospettato: i vicini iniziarono a capire che nella sua abitazione accadeva qualcosa perché notarono alla fine che le prostitute entravano ma non uscivano. Ma la svolta si ebbe solo quanto Großmann iniziò a trucidare bambini, e diverse persone rinvennero in alcuni zone della città resti umani. Ciò che mancava era stato macellato - da qui il soprannome - cotto e utilizzato per farcire panini che poi Großmann rivendeva, con grande apprezzamento della clientela, nei pressi della stazione. Fu arrestato nel 1921 e condannato a seguito di un lungo processo, ma non fu giustiziato, poiché si suicidò nel 1922.
Karl Denke
Anche Denke si suicidò, ma poche ore dopo il suo arresto, avvenuto il 21 dicembre 1924. Großmann e Denke vengono spesso accostati, poiché anche Denke avrebbe macellato le carni delle sue vittime e dalla pelle avrebbe realizzato lacci e bretelle. Venne arrestato grazie a una potenziale vittima che riuscì a sfuggirgli, un senzatetto di nome Vincenz Olivier, che allertò la polizia, la quale, dopo una perquisizione, trovò una mole impressionante di resti umani e prove incriminatorie nella casa del killer. Le sue vittime accertate sono 30, ma si sospetta che abbia ucciso 42 persone.
Fritz Haarmann
Fu accusato di cannibalismo, ma in realtà il suo modus operandi era differente da quello di Großmann e Denke, Fritz Haarman, detto il licantropo di Hannover. Haarman ha ucciso 24 vittime accertate, per lo più ragazzi di strada, ma si ritiene che le persone da lui assassinate siano oltre 27. Venne arrestato nel 1924 e poi giustiziato attraverso decapitazione, ma quello che colpì la società tedesca dell’epoca fu il fatto che il serial killer avesse rapporti con la polizia in qualità di informatore: ai poliziotti Haarman donava anche i vestiti delle sue vittime, e i poliziotti avevano sorvolato su alcuni suoi reati minori come furti e omosessualità - che era punita dalla legge con il Paragrafo 175.
Peter Kürten
Kürten è stato invece il serial killer al quale è ispirato il titolo italiano del film di Lang. Era infatti conosciuto come il vampiro di Düsseldorf. Le sue vittime accertate sono 9, ma si ritiene che potessero essere oltre 30. L’assassino seriale soffriva della sindrome di Renfield, nome ispirato al personaggio secondario di Dracula di Bram Stoker: Kürten raggiungeva infatti l’eccitazione e il climax sessuale solo attraverso l’ingestione del sangue delle sue vittime, che furono bambini, ma anche uomini e donne. Fu arrestato nel 1930 - dopo che indusse la moglie a denunciarlo per ricevere la taglia - e giustiziato attraverso decapitazione l’anno successivo. Sul patibolo disse allo psichiatra che aveva cercato di capire di più: “Mi potrebbe dire se una volta che la mia testa è stata tagliata sarò ancora in grado di sentire il suono del mio sangue uscire dal ceppo del collo? Questo sarebbe il piacere di tutti i piaceri”.
M - Il mostro di Düsseldorf
In realtà, com'è intuibile, il film non è ambientato a Düsseldorf, ma in una generica città tedesca, dove un maniaco adesca e uccide diverse bambine. Si tratta di una delle prime pellicole sonore nella Repubblica di Weimar - che già si era distinta particolarmente per le opere dell’espressionismo muto - ma qui il suono non rappresenta solo una svolta tecnologica, bensì è funzionale alla trama: mentre sia forze dell’ordine che criminali comuni si mettono alla ricerca del maniaco, questi viene riconosciuto dal tipico fischio che contraddistingue ogni omicidio.
Il film resta celebre anche per un monologo in cui il Mostro, interpretato da un magistrale Peter Lorre, confessa di fronte a un tribunale sommario organizzato dalla microcriminalità, e pronuncia queste parole, che nella patria della psicanalisi danno una primitiva rudimentale spiegazione della spinta a uccidere dei serial killer: “Quando cammino per le strade ho sempre la sensazione che qualcuno mi stia seguendo, ma sono invece io che inseguo me stesso. Silenzioso. Ma io lo sento. Sì, spesso ho l’impressione di correre dietro me stesso, allora voglio scappare. Scappare! Ma non posso, non posso fuggire. Devo, devo uscire ed essere inseguito. Devo correre, correre! Le strade senza fine… Voglio andare via. Voglio andare via! Ma con me corrono i fantasmi di madri, di bambini. Non mi lasciano un momento. Sono sempre là. Sempre! Sempre, sempre! Soltanto quando uccido. Solo allora… E poi non mi ricordo più nulla. Dopo, dopo mi trovo innanzi a un manifesto e leggo tutto quello che ho fatto. E leggo, leggo.
Io ho fatto questo? Ma se non ricordo più nulla! Ma chi potrà mai credermi? Chi può sapere come sono fatto dentro, che cos’è che sento urlare nel mio cervello e come uccido? Non voglio! Devo! E poi sento urlare una voce e io non la posso sentire”.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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