Lettera a una sorella

La reazione dei familiari di Giulia alla notizia della terribile morte della figlia è ingiudicabile qualsiasi essa sia

Lettera a una sorella
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La reazione dei familiari di Giulia alla notizia della terribile morte della figlia è ingiudicabile qualsiasi essa sia. Ma detto questo, resta incomprensibile il tentativo di buttarla in politica come ha fatto ieri anche la sorella di Giulia, Elena, con un post forse telecomandato da qualcuno o qualcuna a lei vicina, in cui se la prende con Matteo Salvini perché la Lega «ha votato contrariamente alla ratificazione della convenzione di Istanbul», perché «il ministro dei Trasporti dubita della colpevolezza di Turetta in quanto bianco e di buona famiglia», arrivando a concludere che «è un omicidio di Stato». Tutto questo perché Salvini ha postato la seguente frase dopo l'arresto in Germania di Filippo Turetta: «Bene, se colpevole nessuno sconto di pena e carcere a vita».

A Elena, a cui va il nostro abbraccio, vorrei dire due cose e raccomandarle, per quanto possibile in queste ore disperate, di stare attenta a cadere in trappole che amici interessati potrebbero tenderle. Ecco, a Elena dico per prima cosa che anche un bambino capisce che quel «se» è pleonastico, cioè superfluo e aggiunto alla verità successiva solo per rimarcare che lui - Salvini - è un ministro e non un giudice. Per seconda vorrei ricordarle che tutti i governi italiani sono da sempre stati in prima linea nel contrasto alla violenza sulle donne, tanto che in Italia nell'ultimo anno i femminicidi sono in calo e siamo tra i Paesi europei agli ultimi posti nella classifica di questo tipo di reato, ben dietro a Germania e Francia, dove non governa la destra.

Ma soprattutto vorrei dire a Elena che la psiche umana oltre un certo disturbo non è regolabile per legge. Queste tragedie avvengono nonostante già oggi chi uccide una donna in generale chi uccide con efferatezza chiunque sa bene di andare incontro all'ergastolo, che è il massimo della pena in una società civile. E se in alcuni casi ciò non è avvenuto, non è stato per colpa dei politici, bensì di una giustizia così così, quella giustizia, per esempio, che poche settimane fa ha scarcerato un «collega» di Filippo che aveva ucciso la fidanzata con cinquanta coltellate, perché obeso e fumatore.

No, Elena, tua sorella non l'ha uccisa lo Stato, è stata una persona

criminale che se ne è infischiata delle regole decise dallo Stato, come purtroppo avviene fin dalla notte dei tempi. Le miserie umane non hanno colore politico né padrini e sia io sia tu possiamo farci ben poco per azzerarle.

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