I PRECEDENTIDalla Scala di Milano al Maggio Fiorentino Il blocco della «prima» è un ricatto perfetto

All'Opera di Roma si sciopera. Salta così l'atteso «Ernani», in prima il 27, diretto da Riccardo Muti. Salvo che Muti escogiti una contromanovra come accadde nel 1995 quando a fronte di un'orchestra decisa a boicottare lo spettacolo, riuscì ad offrire comunque «Traviata» agli spettatori. Come? Con un colpo di scena. Gli bastò un pianoforte e i cantanti: e via in palcoscenico. «Traviata» salva. Lo strumento dello sciopero da mettere in campo in occasione di spettacoli importanti viene impiegato con estrema scioltezza, ormai. In settembre fu il Teatro San Carlo a chiudere i battenti proprio il giorno del lancio della stagione sinfonica, un appuntamento che avrebbe avuto tra gli ospiti il presidente Napolitano. Un palcoscenico più inclinato del consueto irretì i ballerini della Scala che chiesero una indennità speciale, non concessa, dunque non si ballò. A Firenze, in giugno, saltò lo spettacolo inaugurale di Maggio Danza, con Sylvie Guillelm. Problema tutto italiano? Molto italiano, senza dubbio.

Ma anche oltreoceano, nell'America che non si ferma mai, del «stay foolish and hungry», ha fatto notizia lo sciopero indetto per il gala più importante di NY, alla Carnegie Hall, lo scorso ottobre. La cosa ha fatto notizia, perché lì è una rarità.

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