Cuniberto dipinge la bellezza dell'Italia

Dal libro emerge il fascino di un Paese laterale più che provinciale. E poco instagrammato...

Cuniberto dipinge la bellezza dell'Italia

Il Viaggio in Italia di Flavio Cuniberto (Neri Pozza) mette voglia di partire, dunque è perfetto in questo momento dell'anno. Già la copertina, una strada di collina probabilmente toscana, fiancheggiata da cipressi, è un invito a comprare o almeno noleggiare un cabrio. Non che sia un libro spensierato, anzi. Ma le pagine sono immerse nel paesaggio, pullulano di alberi, valli, montagne, e anche le non poche considerazioni pessimistiche sembrano fatte all'aria aperta, durante la bella stagione. È un libro estivo e vivo, a differenza di molti viaggi in Italia che lo hanno preceduto. Innanzitutto quello di Piovene, qui citatissimo, un testo molto giornalistico e perciò, per quanto acuto e ben scritto, pesantemente datato (ricordo interi capitoli dedicati alla riforma agraria, oggi pressoché illeggibili). E pure i viaggi di Cardarelli, Carlo Levi, Pasolini, Gadda, Arbasino, Zeri, Soldati, Brandi, Buscaroli, Ceronetti, La Capria, tutti in bibliografia, appartengono purtroppo a un altro mondo.

Il filosofo di Perugia (benché nato a Torino) si muove invece nell'Italia di oggi, e se evoca il passato lo fa per svelare il presente. «Il numero enorme di chiese, perlopiù romaniche, romanico-gotiche, e anche barocche, ripropone il quesito: che cos'era un mondo in cui l'intero territorio urbano era segnato, costellato da edifici sacri, con edicole, icone, predicatori, ospizi. E, al rovescio, che cos'è un mondo in cui la maggior parte delle chiese è chiusa, il clero non è più in grado di mantenerle tutte, e dell'antica devozione popolare rimane ben poco». Qui Cuniberto è ad Ascoli Piceno ma potrebbe trovarsi nel centro storico di una qualunque delle nostre città. Infatti esprime un concetto analogo davanti al bellissimo (posso dirlo: sono fresco di visita) Duomo romanico di Fidenza: «L'impressione finale è quella di un prezioso relitto approdato in una terra selvaggia, che non ne conosce la lingua». Così come a Montefalco, nell'Umbria che nel libro è dichiaratamente sovrarappresentata: «Il cristianesimo anche qui sta finendo, e il nuovo culto è il culto di Dioniso (a cui si associa Afrodite). Il luogo simbolico del nuovo culto è il sotterraneo della ex chiesa di San Francesco, ora museo, dove è esposto un grandioso torchio da vino».

A qualcuno potrà sembrare la visione di un cattolico tradizionalista. Non mi risulta che Cuniberto lo sia. È certamente uomo sensibile al sacro ma soprattutto è un osservatore senza paraocchi. Non c'è bisogno di essere sedevacantisti per percepire l'apostasia dilagante. Basta entrare nelle chiese e guardare verso gli altari. Sempre a Montefalco, nella chiesa di Sant'Agostino, Cuniberto vede qualcosa che non dovrebbe esserci, una moltitudine di pupazzi in cartapesta: «Seguendo le direttive bergogliane, la zelante comunità locale ha allestito una specie di presepe dei migranti, diretti verso la Terra Promessa. Dove la Terra Promessa in questione sarebbe una lastra di marmo che copre la nicchia del vecchio tabernacolo. Dunque il tabernacolo non c'è più, perché non è quella la meta delle folle peregrinanti. La meta è l'accoglienza».

Ma questi sono i luoghi dove Viaggio in Italia non mette molta voglia di andare. Il cabrio serve invece per partire in direzione della Val Pusteria dove Cuniberto, uomo d'ordine, elogia la natura antropizzata con misura, «l'universo nitido di boschi e prati definiti con rigore». Procedendo poi verso le Marche raffigurate come un mare di colline, «un ampio tavolato ondulato che scende dagli Appennini all'Adriatico. Sulle creste una galassia di borghi, da Osimo a Castelfidardo, da Camerano a Potenza Picena, a Treia...». Quindi, da un versante all'altro (ci sono molte traversate appenniniche nel libro), verso una Tuscia misteriosa e immemorabile: «Scendendo a Bolsena il lago appare all'improvviso, enorme e mitissimo, come un mare interno». Più a sud verso il Gargano dove sopravvivono, fra qualche devastazione, scorci di bellezza pura «come il paesaggio del lago di Varano, dell'istmo e del mare dalla strada di Ischitella o di Cagnano, o gli uliveti centenari verso Rodi, e poi verso Vieste, o la fittissima incredibile faggeta della Foresta Umbra». O magari, avendo più tempo, trovando un posto in traghetto, verso una Sardegna dai paesaggi insuperabili: «Il Montalbo, il Sopramonte, o l'immensa distesa di pianure e montagne, e arcaiche boscaglie, e rocce di una impensabile antichità, nel tratto interno da Alghero a Bosa, passando per Monteleone».

L'avevo detto che questo Viaggio in Italia, al contrario di quello di Piovene, ha ben

poco di giornalistico, di cronachistico: Cuniberto ci porta in un'Italia laterale più ancora che provinciale, ci mostra splendori segreti, panorami poco instagrammati, e ogni riga è la pennellata di un valente paesaggista.

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