Apple alza i prezzi: cosa succede alle app

Apple ha deciso di aumentare i prezzi delle app del 20% in tutta Europa

Apple alza i prezzi: cosa succede alle app

A partire dal 5 ottobre 2022 tutte le app prelevate dall’App Store di Apple costeranno il 20% in più. Una misura che riguarda anche l’Europa, quindi Italia compresa, dovuta al rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro e segue la politica di pricing già applicata ai prezzi degli iPhone 14, più salata in Europa rispetto al mero cambio euro-dollaro. Finisce, di fatto, la generazione “app a meno di un euro”.

Oltre ai Paesi che adottano l’euro, i prezzi verranno ritoccati verso l’alto anche in Cile, Corea del Sud, Egitto, Giappone, Malesia, Pakistan, Polonia, Svezia e Vietnam.

Da 20 centesimi a 200 euro

L’aumento dei prezzi del 20% va contestualizzato. Le app che costano 99 centesimi costeranno 1,19 euro a partire dal 5 ottobre. Si tratta di app che Apple fa rientrare nella prima delle 87 categorie di prezzo. Le app più care passeranno da 999 euro a 1199 euro. Si tratta per lo più di applicazioni destinate a categorie professionali come, per esempio roc.Kasse che è pensata per la gestione di bar e ristoranti oppure come CyberTurner, destinata agli accordatori di pianoforti.

Il costo di abbonamenti e pagamenti ricorrenti rimarrà invariato, altrettanto non si può dire però delle politiche attuate dagli sviluppatori che prevedono acquisti in-app, ossia la possibilità di acquistare funzioni e funzionalità utili per usufruire al meglio di una specifica applicazione. Ognuno di questi applicherà politiche di prezzo sulle quali Apple ha un potere nullo o comunque limitato.

Non varia, infine, la percentuale che Apple trattiene per sé a fronte degli acquisti fatti dagli utenti sull’App Store, ossia il 30%.

La questione App Store

I prezzi delle app o degli acquisti in-app dipende in parte dalle politiche di Apple che, come detto, trattiene per sé una parte dei guadagni degli sviluppatori.

Due anni fa, siamo alla fine di settembre del 2020, un gruppo di aziende si è unito per battagliare contro le restrizioni poste da Cupertino. Tra queste figurano Spotify, Epic Games e France Digitale, associazione quest’ultima che riunisce imprenditori dei media e della tecnologia.

Secondo molti sviluppatori e distributori di app, Apple occupa una posizione dominante dalla quale impone regole strette e che le permette di incanalare pagamenti per miliardi di dollari. La posizione di Cupertino è diametralmente opposta: l’App Store di Apple muove un giro d’affari imponente (cresciuto nel 2020 del 24% fino a 643 miliardi di dollari) e gli sviluppatori ne godono anche in virtù delle funzioni che svolge, mettendo a disposizione di ogni utente Apple un unico luogo sul quale cercare e acquistare applicazioni.

Inoltre Apple, facendo valere il proprio punto di vista, sostiene che proprio in virtù dell’App Store gli utenti vengono maggiormente protetti. Nel corso del 2021 sono state bloccate 1,6 milioni di applicazioni fraudolente capaci di arrecare danni per circa 1,5 miliardi di dollari.

Per par condicio, va detto che critiche simili sono state mosse da molti

sviluppatori contro Play Store, il merchant delle app per i dispositivi Android. Una polemica che si è in parte placata durante il 2021, quando Big G ha acconsentivo in alcuni casi a prelevare soltanto il 15% di commissioni.

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