Coronavirus, Mef: per PIva e Pmi moratoria sui prestiti da 220 miliardi

Sono le misure per sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dall'epidemia di Coronavirus

Coronavirus, Mef: per PIva e Pmi moratoria sui prestiti da 220 miliardi

Una moratoria da 220 miliardi di euro per dare sostegno alla liquidità delle partite Iva e alle Pmi. Sono questi i numeri, pubblicati oggi dal Mef, relativi alle misure di intervento previsti nel Dl Cura Italia per sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dall'epidemia di Covid-19.

Si tratta di numerose misure a partire dalla possibilità di utilizzare la parte non utilizzata delle aperture a revoca e dei prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o quelli alla data del 17 marzo, se superiori. Questi importi accordati dalla banca o dall'intermediario finanziario non possono essere revocati, neanche in parte, fino al 30 settembre 2020.

Le imprese potranno sospendere, fino al 30 settembre 2020, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020, i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie. Sarà facoltà dell'impresa chiedere la sospensione dell'intera rata o dell'intero canone o solo della quota capitale.

Potranno accedere a questi strumenti di sostegno le micro, piccole e medie imprese (Pmi), operanti in Italia, appartenenti a tutti i settori con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. Come già anticipato il 17 marzo scorso dal Ministero dell'Economia e delle Finanze sono ricomprese tra le imprese anche i lavoratori autonomi titolari di partita Iva.

Requisito per accedere sarà quello che le imprese, al momento dell'inoltro della comunicazione, si trovino in stato in bonis, vale a dire che non ha posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. In particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.

Tutte le banche, intermediari finanziari vigilati e altri soggetti abilitati alla concessione del credito dovranno accettare la richiesta di moratoria obbligatoriamente salvo che le stesse comunicazioni non rispettino i requisiti previsti dal Cura Italia.

Gli inoltri potranno essere presentati dalle imprese dall'entrata in vigore del Decreto legge, cioè a decorrere dal 17 marzo 2020. La comunicazione può essere inviata da parte dell'impresa anche via Pec, ovvero attraverso altri meccanismi che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa. Nella comunicazione l'impresa deve tra l'altro autodichiarare: il finanziamento per il quale si presenta la comunicazione di moratoria; "di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza della diffusione dell'epidemia da COVID-19"; di soddisfare i requisiti per la qualifica di microimpresa, piccola o media impresa; di essere consapevole delle conseguenze civili e penali in caso di dichiarazioni mendaci ai sensi dell'art. 47 DPR 445/2000.

Nel caso in cui il finanziamento è assistito da agevolazioni

pubbliche la banca o l'intermediario finanziario trascorsi 15 gg dalla comunicazione all'ente agevolatore può procedere senza ulteriori formalità alla sospensione del finanziamento, secondo il principio del silenzio assenso.

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