Euro di nuovo sotto attacco: quanti mesi gli restano?

Wall Street si prepara a drenare più ricchezza privata possibile e affondare la moneta unica. E a Londra danno per imminente il ritorno alla lira. Ecco cosa potrebbe succedere

Euro di nuovo sotto attacco: quanti mesi gli restano?

Potrebbe essere il canto del cigno dell'euro. Secondo le indiscrezioni che trapelano sempre più frequentemente dal gotha della finanza e dell'economia mondiale, i prossimi mesi sarebbero decisivi per le sorti della moneta unica.

Al compimento del tredicesimo anno di età, l'euro è da una formidabile manovra a tenaglia pronta a chiudersi inesorabilmente alla gola del sogno europeista: da un lato la crisi economica e la crescita dei movimenti euroscettici, dall'altro una vera e propria macchinazione orchestrata dall'alta finanza extra - comunitaria (sopratutto Usa) per eliminare una valuta considerata "ingombrante" nell'assetto globale. Fattori esogeni, insomma, ed endogeni sembrerebbero concorrere al ritorno alle vecchie monete nazionali.

Secondo Carlo Cambi per Libero, a Wall Street si starebbe preparando un "piano di Natale" per mettere nel mirino l'euro. A sostegno di questa tesi viene citata una fonte proveniente dal board del Comitato di Basilea, l'organizzazione per la vigilanza bancaria gestita dalle Banche centrali del G10: secondo questa ipotesi, l'offensiva Usa contro la moneta unica verrebbe a galla riflettendo sul fatto che, nei tanto famigerati stress test, i crediti in sofferenza o inesigibili vengono fatti pesare molto di più rispetto ai derivati. Con il risultato di penalizzare le banche commerciali a vantaggio di quelle finanziarie, salvando numerose banche tedesche come le Landsbank.

Anche i titoli di Stato, poi, vengono valutati diversamente negli stress test: per le banche tedesche, che li valutano a scadenza, questi vanno a patrimonio, a tutto vantaggio della banca che li detiene, mentre nel caso degli istituti di credito italiani, che li detengono al prezzo corrente, il "rischio Paese" viene valutato come una perdita.

A Wall Street si attenderebbe solo l'occasione giusta per sferrare l'attacco decisivo, che per la verità verrebbe visto con favore anche a Pechino (e qui Cambi cita l'entente cordiale Usa-Cina degli ultimi mesi). E la Germania, il più forte degli attori europei? Secondo Libero sarebbe "convinta che Mario Draghi voglia drenare ricchezza dagli Stati forti europei per poi sancire la fine della moneta unica e offrire un piatto ancora più ricco ai suoi referenti d’oltreoceano (in intesa con i cinesi)." Così, se gli stress test servissero davvero ad indurre le banche a drenare sempre più ricchezza, gli italiani dovrebbero guardarsi le spalle più di chiunque altro. La nostra ricchezza privata è altissima e fa gola a molti: i continui richiami alla patrimoniale dovrebbero dirci qualcosa.

Ma se sul Continente si mormora di un complotto finanziario d'oltreoceano, anche gli osservatori britannici non esprimono ottimismo sul futuro dell'euro. Solo ieri, The Observer, il periodico domenicale di The Guardian, pubblicava un articolo sull'imminente ritorno della lira. I pur compassati anglosassoni non concedono scampo alla moneta unica in Italia: "Il Belpaese è diretto all'uscita" è l'eloquente attacco.

Oltremanica sottolineano la "profonda depressione" della nostra economia, i numeri del Pil che non accennano a riprendersi, la natura "sclerotica" del sistema fiscale e della legislazione sul lavoro. Si mettono in evidenza, per contrasto, i progressi fatti registrare da Spagna, Irlanda e persino la lenta crescita greca viene considerata migliore della situazione di un Paese in cui "sono falliti tutti i tentativi di far ripartire l'economia".

Per non parlare, chiosa The

Observer, delle spinte politiche per l'uscita dall'Eurozona, a partire da quelle di Beppe Grillo. E l'unica soluzione, concludono da Londra, sarebbe un'impossibile svalutazione. Impossibile, almeno per ora.

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