Il Parlamento svizzero boccia ancora gli aiuti pubblici a Ubs-Credit Suisse

La Camera bassa del Parlamento svizzero ha votato per la seconda volta contro i 109 miliardi di franchi di garanzie statali che accompagneranno il Credit Suisse tra le braccia della connazionale Ubs nell'ambito della prevista operazione di salvataggio

Il Parlamento svizzero boccia ancora gli aiuti pubblici a Ubs-Credit Suisse

La Camera bassa del Parlamento svizzero ha votato per la seconda volta contro i 109 miliardi di franchi di garanzie statali che accompagneranno il Credit Suisse tra le braccia della connazionale Ubs nell'ambito dellaprevista operazione di salvataggio: 102 membri della Camera si sono espressi contro la mozione, 71 a favore e due si sono astenuti poco prima della mezzanotte nella capitale Berna.

Il voto- si legge su Bloomberg - è la testimonianza dell'elevato malcontento dell'opinione pubblica nei confronti dell'operazione. Si tratta tuttavia di una presa di posizione simbolica, dato che il Parlamento non ha il potere di fermare l'acquisizione negoziata il mese scorso. Il governo elvetico ha infatti già ottenuto l'approvazione di un piccolo gruppo di legislatori - la cosiddetta delegazione finanziaria - nel fine settimana in cui è stato raggiunto l'accordo per il salvataggio di Credit Suisse. Tale organo, composto da sei membri, ha il diritto di approvare le questioni fiscali urgenti a nome del Parlamento. D'altra parte la bocciatura è in contrasto con la Camera alta che aveva dato il suo via libera martedì scorso.

Ubs ha comperato il Credit Suisse per l'equivalente di 3 miliardi di franchi in una operazione carta contro carta che ha visto penalizzati soprattutto gli obbligazionisti (con l'azzeramento dei bond AT1). Per gestire l'operazione Credit Suisse, Ubs ha richiamato al vertice Sergio Ermotti: «Viviamo in tempi straordinari che richiedono misure straordinarie. La decisione di tornare in Ubs non è stata facile.

Il mio mandato in Ubs richiede il mio pieno impegno, ho bisogno di focalizzarmi sul mio lavoro al 100%. Nell'interesse di Swiss Re, della banca e della Svizzera come centro finanziario dopo un breve periodo di transizione mi dimetterò da presidente di Swiss Re», ha detto ieri il banchiere.

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