Le parole di Putin fanno volare il prezzo del gas

Putin parla e il prezzo del gas si impenna. Ma Draghi da New York rassicura sulla dipendenza ridotta dalla Russia

Le parole di Putin fanno volare il prezzo del gas

Vola il gas dopo le parole del presidente russo Vladimir Putin sulla mobilitazione parziale per la guerra in Ucraina nelle contrattazioni apertesi al Ttf di Amsterdam un'ora dopo le dichiarazioni del leader del Cremlino.

Il prezzo del gas naturale in Europa è oggigiorno tornato sopra quota 200 euro dopo che il Cremlino ha ordinato la mobilitazione dei riservisti in Russia a partire da oggi. Al Ttf, l'hub di riferimento di Amsterdam, il prezzo ha sfondato quota 200 euro, per la precisione aprendo a 206 euro al Megawattora, con un rincaro del 6% paragonabile a quelli avvenuti nelle altre fasi critiche del conflitto, dall'avvio dei bomardamenti su città come Odessa al blocco delle forniture di Nord Stream, dal primo "test" di sfoggio della minaccia atomica a inizio marzo alle fasi più dure dell'assedio di Mariupol.

La logica è chiara: si teme che una fase di escalation della guerra travolga il mercato energetico e provveda a mandare in caos gli approvvigionamenti di gas all'Unione Europea. Putin con la sua mossa ha in un certo senso alimentato anche quella "guerra psicologica" che in un contesto di ridotte forniture e sanzioni costanti ha consentito a Mosca di aumentare gli incassi dall'Europa per le forniture di oro blu. Lo stato di perenne tensione geopolitica ed economica gioca a favore delle cassaforti finanziarie del Cremlino, e questo è un dato da non sottovalutare: con l'autunno che si apre e l'anno termico delle compagnie energetiche, in cui i prezzi sono fissati sugli standard autunnali e invernali, in apertura l'1 ottobre per Putin è strategico tenere sul filo gli occidentali.

C'è dunque anche una motivazione economica nella scelta del presidente russo di alzare la tensione? Per quanto non primaria, la motivazione in questione non è da escludere. Con la crisi energetica che morde l'Europa e diversi colossi che, da Edf a Uniper, sono tornati sotto controllo pubblico in Paesi come Francia e Germania, mentre le utilities sono in sofferenza dall'Austria all'Olanda, la Russia ha gioco facile nel pressare l'Europa.

Chi in quest'ottica può dirsi più al sicuro dal tranello energetico russo è l'Italia, che ha ridotto al 15-20% la dipendenza da Mosca in un trend prossimo a ridursi ulteriormente negli anni a venire. Mentre a Berlino il Ministero dell'Economia annunciava la nazionalizzazione di Uniper, principale importatore del Paese, da New York arrivavano messaggi in controtendenza per Roma nelle parole di Mario Draghi. "Mosca ha da subito tentato di dividere i nostri Paesi, a usare il gas come arma di ricatto. L'Italia ha reagito con tempestività per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, per accelerare lo sviluppo dell'energia rinnovabile. A oggi, abbiamo dimezzato la nostra dipendenza dal gas russo e contiamo di diventarne completamente indipendenti dal 2024", ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, in un passaggio del discorso pronunciato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York.

In generale, inoltre, gli stoccaggi delle compagnie europee sono pieni per circa l'86%, leggermente al di sopra della media degli ultimi cinque anni, nonostannte Gazprom abbia chiuso a tempo indeterminato i flussi di gas attraverso Nord Stream. Putin spera in prezzi alti e in un inverno freddo per colpire l'Europa. E in quest'ottica, per una volta, non è Roma il ventre molle.

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