La fine del regime scandita da una guerra lunga 8 mesi

Le tappe, le battaglie e le rivolte che hanno portato alla costruzione di una nuova Libia e alla morte di Gheddafi. Un focolaio di guerra durato otto mesi. La Nato, i ribelli, i lealisti: tutti i protagonisti di un conflitto lungo e difficile

La fine del regime scandita da una guerra lunga 8 mesi

Tripoli - La morte del raìs potrebbe aver messo la parola fine ad una  guerra che va avanti da mesi fra i ribelli e il fedeli del colonnello. Un conflitto che ha visto, sul campo, l'appoggio delle forze della Nato. Tutto è cominciato il 17 febbraio scorso quando è iniziata la rivolta. Per tre giorni fino al 19 febbraio a Bengasi e Al Baida numerose manifestazioni contro il regime. Gheddafi tenta subito di reprimere nel sangue le voci dei ribelli. Fra il 21 e il 22 febbraio i ministri della Giustizia, Mustapha Abdel Jalil, e dell’Interno, Abdel Fatah Younes, si uniscono alla rivolta.

Decine di rappresentanti politici e militari faranno lo stesso. Pochi giorni dopo gli insorti mettono le mani su tutta la zona della frontiera egiziana fino ad Ajdabiya, che include Tobruk e Bengasi. A marzo le potenze europee rompono gli indugi e cominciano a seguire il focolaio libico. Il 10 marzo la Francia riconosce il consiglio nazionale di transizione (Cnt), creato a fine febbraio dall’opposizione a Bengasi. Il 17 dello stesso mese l’Onu autorizza un ricorso alla forza contro le forze fedeli al colonnello per proteggere i civili. Due giorni dopo i pro-Gheddafi attaccano Bengasi, capitale dei ribelli. La coalizione passa all’offensiva e bombarda i lealisti che si ritirano a ovest. Il 31 di marzo la Nato prende il comando delle operazioni. Il 20 aprile dopo Londra, Parigi e Roma inviano consiglieri militari presso il CNT seguiti da Egitto e Stati Uniti.

L'11 maggio dopo due mesi di assedio e di combattimenti, i ribelli prendono l’aeroporto di Misurata a est di Tripoli. A giugno la Francia fa paracadutare armi da fuoco sulle montagne di Nefoussa, a sud-est di Tripoli per sostenere i ribelli. Il 28 luglio la vendetta di Gheddafi è ancora cruenta e il raìs dà l'ordine di uccidere il generale Younes, capo di stato maggiore della ribellione.

Ad agosto Gheddafi comincia un'offensiva mediatica accusando la Nato di aver ucciso 85 civili in raid nell’ovest. Il 20 agosto la ribellione scoppia su Tripoli con l’appoggio aereo della Nato. Il 23, viene conquistato il bunker del colonnello, Bab al-Aziziya, mentre da più parti lo danno in fuga. Il primo settembre l’Onu e le grandi potenze sbloccano 15 miliardi di dollari di beni libici che erano stati congelati. A metà mese comincia un giro di visite dei leader della coalizione Nato.

Il 15 Nicolas Sarkozy e David Cameron vanno in Libia. Il 16 l’Onu riconosce il Cnt. Il 20 di settembre il bilancio della guerra è già agghiacciante: la rivoluzione ha provocato 25mila morti. Il 21 dello stesso mese le forze del nuovo regime conquistano Saba e Waddan, nel sud desertico. Ottobre è il mese della grande offensiva dei ribelli che avanzano a Sirte con la conquista dell’università e del centro di conferenze Ouagadougou, poi il quartier generale della polizia.

Il 13 ottobre c'è la riapertura parziale dello spazio aereo e riparte anche il gasdotto Greenstream tra la Libia e l’Italia. Il 17 ottobre Bani Walid, a sud-est di Tripoli, è totalmente liberata.

Due giorni fa a sorpresa il segretario di stato Usa Hillary Clinton arriva in visita nella capitale libica. Ieri infine sono arrivate le parole del numero due del CNT, Mahmoud Jibril, che esprimeva preoccupazione per la battaglia politica futura che potrebbe gettare il Paese nel caos.

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