Con il «geocooling» l’aria condizionata è gratis

Tubi sotterranei catturano la temperatura del suolo, trasferendola poi negli edifici

Domenico Pinna

Se d’inverno riscaldano le case, d’estate le raffreddano. Il funzionamento è lo stesso, ma esattamente all’incontrario. Le pompe di calore, che sfruttano la temperatura della terra, possono funzionare anche come dei condizionatori.
Non è necessario installare un altro apparecchio. È sufficiente quello che si utilizza per riscaldare gli ambienti d’inverno. E quando la calura inizia a non dare tregua, l’impianto pompa acqua fredda nei pavimenti e nelle pareti radianti, che in questo modo rinfrescano l’ambiente. Il sistema si chiama geocooling (utilizza, difatti, la temperatura del sottosuolo), o free cooling, ovvero freddo gratis, perché non necessita di alcun utilizzo di energia elettrica. Dunque il costo è pari allo zero.
Ma ecco come funziona. Viene semplicemente trasferita in casa la temperatura esistente nel suolo o nell’acqua di falda o di lago. Le sonde geotermiche verticali, impiantate nel terreno, raggiungono la fonte di fresco che si situa tra i 15 e i 180 metri di profondità e che ha una temperatura di circa 10 gradi centigradi.
Oppure possono essere installate delle geostrutture, ossia pali energetici che vengono utilizzati per grossi impianti. In alternativa esistono anche gli scambiatori geotermici ad aria, ovvero sistemi di tubi orizzontali interrati, che raffreddano l’aria del sistema di ventilazione prima che entri nell’edificio.
O ancora si può utilizzare un circuito ad acqua, accoppiato al sistema di ventilazione mediante uno scambiatore aria/acqua.
Finora non sono molti gli impianti di questo tipo installati in Svizzera. Tra i pochi esempi, quello del Dock Midfield, un terminal per 26 aerei, all’aeroporto di Zurigo.
Questi sistemi presentano, però, anche degli svantaggi. Rispetto a un condizionatore tradizionale, il free cooling non consente di ridurre l’umidità nell’ambiente. Ma i rimedi ci sono.

«Per deumidificare in modo sostenibile – dice il progettista e diplomando in architettura bioedile Luca Giordano-Bisogno di Lugano – si può ricorrere alla bio-architettura . Applicando dei pannelli di argilla alle pareti, viene assorbita l’acqua in eccesso nell’ambiente, che viene poi restituita quando è necessario».

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