Santanchè smaschera Travaglio: "Sul Cav pulizia etnica"

Ennesima puntata di Servizio Pubblico sul caso Ruby. Travaglio fa la solita morale. La Santanché lo smaschera: "Ma dov'è la vittima?"

Il giornalista Marco Travaglio
Il giornalista Marco Travaglio

Un durissimo botta e risposta. Daniela Santanché smonta i teoremi di Servizio Pubblico e smaschera il falso moralismo di Marco Travaglio. Mentre Michele Santoro confezione l'ennesima puntata contro Silvio Berlusconi sullo slancio del processo Ruby e della requisitoria del pm Ilda Boccassini, l'esponente del Pdl ricorda che l'intero Rubygate sia costruito sul nulla, al solo scopo di condannare il Cavaliere. "Le cose che ha detto Travaglio non mi stupiscono - ha incalzato la Santanché - ma gli sfugge una cosa: la vittima dov'è? Io sono contenta che lei abbia così tante certezze, io vivo nel dubbio: non c'è una sola ragazza che ha detto di essere stata costretta a fare qualcosa contro la loro volontà". E ancora: "Le parole di condanna sono una pulizia etnica contro tutti coloro che non la pensano come lei".

Davanti alle accuse circostanziate della Santanché, Travaglio era in evidente difficoltà. Inutili i servizi sulle intercettazioni telefoniche che chiamavano in causa l'ex consigliere lombardo Nicole Minetti. "Siete degli uomini, avete conosciuto delle belle ragazze - ha replicato la Santanché - siete ricchi, ma non vi è mai capitato, essendo ricchi, di fare dei regali a qualche ragazza? Non avete mai conosciuto una donna che vi frequentava per avere vantaggi?". Così il vice direttore del Fatto Quotidiano è passato a elencare i motivi della colpevolezza del leader del Pdl. Insomma, una requisitoria neanche troppo differente da quella pronunciata dalla Boccassini in Aula a Milano. D'altra parte, l'obiettivo e il teorema sono gli stessi. Santoro, sempre pronto a dare man forte, ha costruito l'intera puntata per ricostruire tutte le fasi del processo Ruby.

"Non si può processare uno stile di vita, queste ragazze non si possono definire 'puttane' - ha concluso la Santanché - rischiamo di passare dal processo a Berlusconi a quello alle idee. Durante la requisitoria mi ha fatto paura l'accanimento, la voglia di scagliare dentro. Possiamo parlare di scelte di vita, di morale, etica. Ma non di reato".

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