Da Sala a Bernardo, nove per una poltrona. E c'è una sola donna

È l'ultra rossa Tedone di "Potere al popolo". In corsa anche l'ex grillino Paragone e Goggi

Da Sala a Bernardo, nove per una poltrona. E c'è una sola donna

Da un lato il sindaco uscente Giuseppe Sala che, dopo qualche tentennamento, ha deciso di correre per il bis a Palazzo Marino. Dall'altro lo sfidante «civico» del centrodestra, il direttore della Casa di Pediatria del Fatebenefratelli Luca Bernardo. Intorno a loro altri sette candidati, di cui una sola donna, l'agguerrita e rossa Bianca Tedone di Potere al Popolo. Passato il Ferragosto i fari della politica sono già ben puntati sul 3 e il 4 ottobre con l'eventuale ballottaggio due settimane dopo quando Milano sarà chiamata a scegliere il nuovo sindaco, dopo dieci anni di amministrazioni di centrosinistra che più di qualche delusione hanno riservato ai milanesi, sia del centro che delle periferie.

Ecco dunque Sala, il cui mandato segnato dalla pandemia verrà ricordato soprattutto per la forte e a volte ideologica impronta «green» suggellata recentemente dal suo ingresso nei Verdi Europei: il Beppe sogna una città in 15 minuti, dove in ogni quartiere i cittadini possano beneficiare di tutti i servizi necessari, trovandoli nel tempo massimo di un quarto d'ora. Il sindaco, qualora dovesse essere confermato, ha già detto che non arretrerà di un millimetro su Area B e C. E, soprattutto, sulle tanto conteste da residenti e commercianti piste ciclabili. I soldi in arrivo dall'Europa vorrebbe spenderli collegando la città con la centrale elettrica di Cassano d'Adda e prolungando le metropolitane verso l'hinterland. A sostenerlo ci saranno otto liste e chissà che, nonostante le smentite di questi giorni, alla fine non possano anche aggiungersi i «grillini» del Movimento 5Stelle. Immancabile il simbolo del Partito democratico con cui i rapporti non sono d'odio ma neppure d'amore dopo che i vertici non hanno appoggiato un suo sbarco a Roma con la grisaglia da ministro o un ruolo da super manager. Al suo fianco inevitabilmente i Verdi che intanto hanno arruolato l'ex dem Carlo Monguzzi e Simone Sollazzo, consigliere eletto cinque anni fa tra le fila pentastellate che ha abbandonato, di fatto, la lista Milano Concreta con cui aveva deciso di correre in proprio. A tirare la carretta di Sala ci saranno anche i Radicali che sognano un sindaco della notte, due civiche di cui una «in Salute» e i giovani di Volt. E poi ancora Milano Unita, la compagine vicina ai centri sociali dell'assessore ultrà Paolo Limonta e un listone unico «riformista», l'esperimento nato dalla fusione di Azione, Italia Viva, +Europa e Alleanza Civica tra le cui anime c'è l'assessore della giunta Albertino Sergio Scalpelli.

I 5Stelle dell'ex premier Giuseppe Conte che vuole una legge speciale per la città, ma al Nord Italia durante i suoi anni di governo non lo hanno praticamente mai visto - continuano intanto a sperare di entrare nel carrozzone di Sala. L'avvocato del popolo, in pressing da mesi sul sindaco, ha riconosciuto gli errori del Movimento a Milano, dove i grillini non hanno mai veramente attecchito. Ma la base attivista una mossa l'ha già fatta, proponendo come candidata l'avvocato Elena Sironi, in attesa del via libera di Conte non ancora arrivato.

Il centrodestra risponde con Bernardo, scelto dopo mesi di trattative. Il pediatra vorrebbe eliminare tutte le barriere architettoniche presenti in città e investire sulla sicurezza, coinvolgendo maggiormente la polizia locale. Nel programma di Bernardo attenzione verso gli anziani da dotare di una «silver card» per accedere a musei e teatri e poi il mondo del commercio. Il frontman del centrodestra immagina sgravi fiscali per le attività produttive, con la riduzione del 50 per cento della Tari anche nel 2022 e l'abbassamento dell'Imu per gli esercizi pubblici e della ex Cosap. Poi la promessa di introdurre una nuova figura, un «manager di strada» interno alla Giunta, interlocutore privilegiato di negozi, bar e ristoranti che almeno una volta alla settimana dovrà battere il territorio e raccogliere le istanze dei commercianti. E soprattutto, Bernardo, ha assicurato di voler eliminare Area B e ridurre gli orari di Area C.

Dopo 38 anni in consiglio comunale non ci sarà più Basilio Rizzo, ultimo baluardo della sinistra radicale; un'eredità raccolta dall'architetto Gabriele Mariani, candidato di Milano in Comune (la capolista sarà la ex grillina Patrizia Bedori) che ipotizza un futuro nel quale i cittadini non pagheranno più i mezzi pubblici. Il ruolo dell'outsider spetta invece a un altro fuoriuscito del Movimento 5Stelle, quel Gianluigi Paragone transfuga prima dalla Lega e che rifiuta l'idea di una città in mano alla finanza e ai grandi gruppi d'interesse.

In campo anche Giorgio Goggi, l'uomo del Piano parcheggi ideato quando era assessore con Gabriele Albertini, che si è messo in testa di riportare i socialisti a Palazzo Marino e Mauro Festa, rappresentante del partito Gay.

Tedone invece, la più giovane tra tutti gli sfidanti, pensa che quella di Sala sia una destra alternativa, si batte contro i grandi eventi e ritiene che la città sia diventata un parco giochi per ricchi. A completare il parterre l'imprenditore Bryant Biavaschi con la sua lista Milano Inizia Qui e i comunisti capeggiati da un valdostano, Alessandro Pascale.

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