E nelle università il contagio si diffonde. Studenti e cattivi maestri fan dell’Intifada

Alla Sapienza i collettivi manifestano per "la resistenza palestinese", mentre alla Federico II quattro professori bocciano una mozione di condanna contro Hamas

E nelle università il contagio si diffonde. Studenti e cattivi maestri fan dell’Intifada
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Messa per il momento da parte la battaglia per il gender, i diritti e la schwa, le università italiane diventano un luogo per giustificare (o, peggio, propagandare) le idee di Hamas. Gli episodi di manifestazioni, eventi, cortei in cui negli ultimi giorni si è inneggiato all’Intifada negli atenei italiani sono numerosi e, se è vero che l’equazione Hamas uguale Palestina è sbagliata, è altresì vero che molti professori e studenti mantengono una posizione volutamente ambigua mentre i collettivi inneggiano apertamente all’intifada.

All'Università La Sapienza dove nel 2008 fu impedito a Benedetto XVI di parlare, da giorni vanno in scena iniziative contro Israele. Per opporsi alla decisione del rettore Antonella Polimeno di votare una mozione a sostegno di Israele, è stato organizzato un corteo al grido di «Intifada fino alla rivoluzione» cercando di entrare nel Rettorato. Promotori dell’iniziativa il Collettivo «Lettere La Sapienza» insieme a «Cambiare Rotta» e altre associazioni studentesche e universitarie.

Dopo il caso degli studenti del Liceo Manzoni di Milano che hanno inneggiato ad Hamas portando alla dura risposta del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il gruppo Osa ha risposto al ministro affermando che «terrorista è Israele, Palestina Libera». Non potevano mancare all’appello i collettivi studenteschi di Bologna che hanno organizzato un presidio in Piazza Nettuno a cui ha aderito anche Potere al popolo. Secondo Cambiare rotta: «La resistenza palestinese sta reagendo a decenni di soprusi». Non paghi gli studenti hanno diffuso sui social la foto di un nuovo graffito (poi cancellata) con scritto: «7 ottobre 2023, con il popolo palestinese al contrattacco fino alla vittoria!».

Messaggi da cui ha preso le distanze il presidente della Comunità ebraica Daniele De Paz: «Per me la manifestazione di mercoledì sera era da annullare, come hanno fatto in altre città. Ho trovato mostruoso in questo momento il titolo sull’Intifada».

Sul balcone dell’Università Orientale di Napoli è stata invece srotolata la bandiera della Palestina ma hanno fatto di peggio all’Università Federico II dove nel dipartimento di sociologia il professore Luigi Caramiello ha chiesto ai suoi colleghi di approvare un documento in cui si chiedeva di condannare l’attacco terroristico di Hamas. La proposta è stata bocciata da altri quattro professori: «Sono rimasto senza parole, quel documento da me presentato andava solo approvato. E invece...».

Il caso di Napoli è emblematico di come la diffusione di certe posizioni e sensibilità non sia solo una prerogativa di studenti che giocano a fare i rivoluzionari ma caratterizzi anche una fetta consistente del corpo docente. Cattivi maestri.

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