Le carrozze rosa? No, servono più forze dell'ordine

Dopo la violenza sessuale sulla linea Milano-Varese una petizione online chiede a Trenord di introdurre vagoni riservati alle sole donne. Ma il problema è un altro: bisogna ammettere che treni e stazioni sono ormai zone franche

Le carrozze rosa? No, servono più forze dell'ordine

Non c'è niente di più populista che offrire soluzioni semplici a problemi complessi. Semplici come proporre l'introduzione di carrozze rosa sui treni regionali per consentire alle donne di viaggiare più sicure.

Ecco, "vogliamo viaggiare sicure" è giustappunto il titolo della petizione lanciata su Change.org (che al momento conta circa 5mila firme) da una donna di Malnate (Varese), che chiede a Trenord di dedicare su ogni linea la carrozza di testa solo alle viaggiatrici.

Una petizione lanciata dopo la sconvolgente notizia di una violenza sessuale avvenuta proprio sulla linea Milano-Varese ai danni di una studentessa di 22 anni rapinata e aggredita da due malviventi. Nell'appello si legge: "Abbiamo il diritto di usare i mezzi pubblici a qualsiasi ora del giorno senza paura", "in questo modo si potrà viaggiare più sicure", "in altri Paesi esistono già carrozze dedicate alle sole viaggiatrici".

Si tratta di una questione annosa, che rischia però di spostare l'attenzione dal problema centrale: le città italiane sono sempre meno sicure, il sistema di trasporti è sempre più spesso una terra di nessuno, le violenze sono di vario genere (rapine, aggressioni, molestie) e quindi a scapito potenzialmente di tutti.

Le carrozze rosa sui mezzi pubblici, è vero, sono realtà in molti Paesi, sia nella Mitteleuropa, sia nei Balcani, sia in America Latina, sia in Giappone (dove esistono dal 1912). Ma hanno uno scopo diverso, quello cioè di fare da deterrente a fenomeni talvolta di carattere "culturale" come accade in Estremo Oriente con i "chikan", i molestatori seriali che approfittano delle ore di punta nelle affollate metro delle grandi città per palpeggiare le donne. Ma chiunque si sia mai recato in città dove sono presenti le carrozze rosa non avrà potuto non fare a meno di notare almeno tre cose: 1) che non ci sono i controlli se non quelli di carattere "sociale". Se infatti per sbaglio un uomo sale su una carrozza rosa saranno le altre viaggiatrici a farglielo notare, non un controllore (che specie in Italia sono già carenti di per sé). Sicché diventa difficile immaginare la creazione di una zona di confort senza controlli, specie nelle tratte meno affollate; 2) che somiglia molto a un palliativo quello di ipotizzare zone sicure sui treni/metro, per poi, una volta scesi, ritrovarsi a camminare in delle stazioni fuori controllo, utilizzate ormai in modo sistemico da rapinatori, stupratori, componenti di baby gang come scenario perfetto per commettere dei crimini; 3) che sono spesso le stesse donne a rifiutare di volersi autoghettizzare scegliendo le carrozze dedicate, che restano infatti semivuote.

Il problema, insomma, è quello di dover aumentare la sicurezza in generale, che è pure quanto sottolineato da Raffaella Paita, presidente della commissione Trasporti della Camera, che ha proposto di intensificare la vigilanza tanto sui treni quanto nelle stazioni. Una misura doverosa, ma nient'affatto scontata, anche perché aumentare il numero, ad esempio, di controllori con poco potere persuasivo e poco margine di manovra in casi d'emergenza è a sua volta inutile per evitare tragedie. Ricordate il caso di Carlo Di Napoli, il controllore a cui venne quasi amputato un braccio da una gang di latinos con un machete su un treno che portava da Expo a Milano? Si tratta di un confronto impari, dunque. Sia a livello numerico, sia di equipaggiamento, sia di addestramento. Servono, insomma, professionisti. Servono forze dell'ordine. Servono più presidi fissi anziché più telecamere (utili ad identificare i malviventi, ma a fatto compiuto). Servono più tutele per chi deve garantire la sicurezza di tutti.

Rivoluzioni copernicane che devono comunque partire da un punto essenziale: ammettere che esista un problema sicurezza in generale e andare ad intervenire sia sulle cause che sulla gestione delle emergenze.

È piuttosto ingenuo ritenere che, in un clima del genere, l'ammanco di sicurezza possa essere coperto dall'introduzione delle carrozze rosa.

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