La "contizzazione" è servita. Niente Raggi e Di Battista

L'ex sindaco di Roma e l'ex parlamentare non saranno della partita. Fuori a sorpresa anche Rocco Casalino

La "contizzazione" è servita. Niente Raggi e Di Battista

Le deroghe c'erano, ma Alessandro Di Battista, Virginia Raggi e Rocco Casalino non parteciperanno alle parlamentarie del M5s. Non ci sono questi tre nomi di peso tra i 1922 aspiranti parlamentari (1165 alla Camera, 708 al Senato, 49 per la circoscrizione Esteri) che hanno inoltrato l'autocandidatura. C'è invece, a sorpresa, l'ex ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che correrà a Napoli per il Senato. Ma fanno più rumore gli assenti: Di Battista, Raggi e Casalino. Per quanto riguarda i primi due casi, la loro candidatura sfumata rappresenta un altro passo verso la «contizzazione» dei Cinque Stelle, anche se l'ex sindaca e l'ex deputato sono pronti a mettere in discussione la leadership di Giuseppe Conte in caso di flop al voto del 25 settembre. Diverso il discorso per quanto riguarda lo spin doctor. L'ipotesi che filtra è quella di una decisione presa di comune accordo con Conte per evitare polemiche mediatiche. Ma, in realtà, la corsa di Casalino è stata stoppata dai parlamentari che si ricandideranno. Il comunicatore è una figura troppo ingombrante all'interno dei gruppi di Montecitorio e Palazzo Madama. Il braccio destro dell'ex premier, inoltre, è guardato con sospetto perfino tra i dirigenti pentastellati più vicini a Conte. In Parlamento sono tantissimi i grillini che non lo digeriscono, soprattutto i molti che ambiscono a una maggiore visibilità televisiva, bloccati dai diktat di Casalino, che decide chi può andare in Tv e chi no. Perciò una sua elezione è stata giudicata come destabilizzante. Quasi come se il passaggio dall'altra parte della barricata avesse configurato una sorta di conflitto di interessi per colui che ora svolge il ruolo di «cane da guardia» di deputati e senatori. «La scelta è maturata in totale autonomia», assicura Casalino. Eppure si è trattato di una rinuncia all'ultimo minuto, che si è concretizzata dopo le pressioni nei confronti di Conte da parte dei parlamentari. Sfuma il seggio in Puglia per l'ex portavoce, nonostante la deroga che consente ai titolari di rapporti di lavoro con il M5s di partecipare alle parlamentarie.

Non si è iscritto al M5s neanche Di Battista. Anche per lui era possibile candidarsi, in virtù dello strappo alla prassi di far correre alle primarie online solo gli iscritti da più di sei mesi. Scaduto il termine per la presentazione delle autocandidature, trapelano retroscena su un confronto schietto tra Dibba e Conte, con l'ex premier che giudica troppo radicali le posizioni dell'ex deputato, imbarazzanti soprattutto in politica estera.

Il discorso è più complesso per Raggi. L'ex sindaca, negli ultimi giorni, aveva fatto da controcanto al leader stellato, insistendo sulla necessità di non imbarcare volti sconosciuti. In più c'è una norma del nuovo regolamento che appare controversa. Dall'entourage di Raggi confermano che avrebbe potuto candidarsi, per effetto di una deroga che consente di correre ai consiglieri comunali che sono attualmente al secondo mandato.

Ma Conte non concorda con questa interpretazione. «La Raggi rientra nel vincolo del doppio mandato - spiega l'avvocato in un'intervista a Radio Capital - È presidente della commissione dell'Expo e sta combattendo delle battaglie importanti a Roma». L'ex sindaca della Capitale si limita a twittare: «In bocca al lupo a tutti i candidati alle parlamentarie, vi sostengo». Sempre a Roma, fa discutere invece l'autocandidatura del consigliere capitolino Paolo Ferrara, al secondo mandato in Comune come Raggi, con in più un mandato da consigliere municipale. In chat eletti e attivisti credono che non possa candidarsi.

«Ferrara è al quarto mandato, doppiamente incandidabile», commenta l'assessore della Regione Lazio Roberta Lombardi. In quota società civile, invece, dovrebbe essere in lista l'ex procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho.

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