Un governo nato male che finirà peggio

Nelle aziende private, quando una manager si dimostra inadatto al ruolo che ricopre viene liquidato o quantomeno commissariato

Un governo nato male che finirà peggio

Nelle aziende private, quando una manager si dimostra inadatto al ruolo che ricopre viene liquidato o quantomeno commissariato. Nel fantastico mondo giallorosso gli si riconoscono, invece, pieni poteri. Sappiamo, avendo studiato la legge di Murphy, che «chi comincia male finisce peggio», ma non credevamo che forze politiche in fondo così diverse come quelle che compongono la maggioranza di governo potessero voluttuosamente rassegnarsi a un simile destino.

Il Conte 1 è stato un disastro, ma il Conte 2 di sicuro non ha cominciato bene. Si può dire che non abbia cominciato affatto. Il governo nato con il solo obiettivo di evitare le elezioni e depotenziare Matteo Salvini ha esordito in stallo e in stallo è rimasto fino all'avvento della pandemia. Un flagello per gli italiani, una manna per il presidente del Consiglio. Sembra passata un eternità, da allora, e quasi ci si dimentica quanto debole fosse la posizione di Giuseppe Conte prima che i virologi ci mettessero le mascherine sugli occhi. Era un premier logorato, un premier a termine. E Matteo Renzi si accingeva a porre fine alla sua agonia politica assestandogli la pugnalata finale. Era tutto scritto, mancavano pochi giorni alla defenestrazione quando il Covid ha cristallizzato lo status quo. Abbiamo così assistito, rassegnati, al paradosso di un presidente del Consiglio che assume quei pieni poteri per scongiurare i quali aveva riscosso la fiducia del Parlamento. Come li abbia esercitati non è un mistero. L'abuso di uno strumento amministrativo sottratto al controllo delle Camere e del presidente della Repubblica come i Dpcm, accompagnato da un profluvio di decreti legge regolarmente approvati ponendo la questione di fiducia, ha partorito una giungla di norme animata solo da annunci trionfali. Ad oggi, manca ancora l'ottanta per cento dei decreti attuativi necessari a rendere operative le misure propagandate dal governo.

Lo iato tra parole e fatti è dunque apparso intollerabile. Così intollerabile da indurre i leader della maggioranza a prendere atto dell'inadeguatezza del premier, evidentemente incapace non solo di visione politica ma anche di efficacia assistenziale.

Che Giuseppe Conte non sia adatto a svolgere il ruolo che ricopre lo pensano Matteo Renzi, Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e la larga maggioranza dei rispettivi gruppi parlamentari. Ma la legge di Murphy è inesorabile: gli confermeranno, pertanto, i pieni poteri votando il prolungamento dello Stato di emergenza fino a fine anno.

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