Il governo reagisce all'ondata di sbarchi: decretati sei mesi di stato d'emergenza. "Ora è decisiva la Ue"

Stato d'emergenza, rafforzamento del decreto Cutro e visita italo-europea in Tunisia sono le risposte immediate del governo all'ondata che nei giorni di Pasqua ha registrato mille arrivi di migranti al giorno

Il governo reagisce all'ondata di sbarchi: decretati sei mesi di stato d'emergenza. "Ora è decisiva la Ue"

Stato d'emergenza, rafforzamento del decreto Cutro e visita italo-europea in Tunisia sono le risposte immediate del governo all'ondata che nei giorni di Pasqua ha registrato mille arrivi di migranti al giorno.

Il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio ha deliberato lo stato di emergenza nazionale, per sei mesi, a causa dell'incremento degli sbarchi stanziando un primo finanziamento di 5 milioni di euro. «Abbiamo deciso lo stato di emergenza sull'immigrazione per dare risposte più efficaci e tempestive alla gestione dei flussi» spiega il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La proposta è stata presentata dal ministro per le Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci. «Abbiamo aderito volentieri alla richiesta del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, ben consapevoli - ha dichiarato Musumeci - della gravità di un fenomeno che registra un aumento del 300 per cento (di arrivi, nda). Sia chiaro, non si risolve il problema, la cui soluzione è legata solo ad un intervento consapevole e responsabile dell'Unione europea». Lo stato di emergenza prevede ulteriori risorse, deroghe al codice dei contratti per l'affidamento diretto di lavori, servizi e forniture come l'impiego di navi per il trasporto dei migranti, allestimento di nuove strutture di accoglienza e rimpatri. Lo stato di emergenza prevede anche la nomina di un commissario ed il coinvolgimento della protezione civile oltre che della Croce rossa. L'attuale capo del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione del Viminale, prefetto Valerio Valenti, è il più accreditato per la nomina.

Non è una novità: il 12 febbraio del 2011 era stato deliberato dal governo Berlusconi per affrontare l'emergenza umanitaria provocata dalle primavere arabe in Tunisia, Libia ed Egitto. L'inizio del disastro che ci ha portato alla situazione attuale. «È giusto che il ministero dell'Interno e le istituzioni possano avere poteri speciali per affrontare e gestire un fenomeno complesso, destinato a non esaurirsi nel breve periodo e che sta mettendo a dura prova alcune Regioni del Sud, come la Calabria» ha dichiarato con una nota, il governatore Roberto Occhiuto. L'obiettivo è distribuire velocemente i migranti a livello nazionale e soprattutto aumentare i rimpatri anche con la creazione di nuovi Centri di permanenza (Cpr), almeno uno per regione, potenziando le attività di identificazione ed espulsione.

Un'ora prima del Consiglio dei ministri si è riunito al Viminale un mini vertice per l'altra punta di lancia del tridente governativo in riposta all'emergenza migranti. Alla prima parte ha partecipato anche il ministro dell'Interno assieme ai sottosegretari Emanuele Prisco e Nicola Molteni, i capigruppo di maggioranza, il relatore Andrea De Priamo e tecnici del dicastero. L'obiettivo è rafforzare il decreto Cutro con una serie di emendamenti (la Lega ne ha presentati 21) che puntano soprattutto a ridurre la protezione speciale per i richiedenti asilo e incrementare i rimpatri. L'idea di fondo è che il giro di vite serva da deterrente di fronte alle ondate di arrivi. «Quello che abbiamo fatto è cercare di riportare in vigore le norme del decreto Salvini, quindi il decreto sicurezza, definendo in maniera chiara e rigida quali sono i casi a cui dare la protezione speciale» ha spiegato Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera della Lega, a Radio 24. «Oltre a questo ci sono una serie di altre norme come ad esempio sui centri di accoglienza, dove si vuole prolungare a 180 giorni la permanenza come era prima» ha spiegato il leghista.

Da Udine il vicepremier, Matteo Salvini, ha sottolineato che l'Europa «da anni chiacchiera, ma non ha mai mosso un dito. È il momento di dimostrare che esiste un'unione e la solidarietà non è solo a carico dell'Italia, della Spagna, della Grecia o di Malta, perché mille arrivi al giorno non siamo in grado di sostenerli economicamente, culturalmente e socialmente».

Non a caso il governo spera anche nell'ultima punta del tridente, l'annunciata visita a Tunisi, questo mese, del ministro dell'Interno Piantedosi assieme all'omologo francese, Gérald Darmanin, forse alla tedesca Nancy Faeser e al Commissario europeo per gli affari interni, Ylva Johansson. «Si discuterà di un concreto supporto ai tunisini nell'attività di rintraccio in mare - spiega una fonte del Viminale - e anche nella difesa dei confini compreso quello libico da dove entrano i migranti che poi si imbarcano verso Lampedusa».

Al momento viene escluso «l'invio di navi italiane», ma se vogliamo tamponare gli sbarchi in maniera significativa, bisognerebbe pensare ad una missione congiunta con la Guardia costiera tunisina nelle loro acque di ricerca e soccorso per riportare a terra i barchini.

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