In Israele il sì alla riforma giudiziaria fa esplodere l'odio nel mondo politico

Il presidente Herzog: "Fermatevi". Netanyahu: "Parliamone"

In Israele il sì alla riforma giudiziaria fa esplodere l'odio nel mondo politico

È intervenuto persino l'Onu, tramite l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, che ha invitato ieri il governo di Israele a sospendere le modifiche legislative proposte dalla riforma del sistema giudiziario. In un comunicato, Turk esprime la preoccupazione che la riforma della giustizia possa «porre seri rischi all'efficacia della magistratura nel difendere lo stato di diritto, i diritti umani e l'indipendenza giudiziaria». E prima delle Nazioni Unite ha parlato il capo dello Stato, Isaac Herzog: «Questo è un mattino molto difficile, accompagnato da un senso di tristezza. Molti cittadini di diversi ceti sociali di Israele, anche molti cittadini che pure hanno votato per questa coalizione, temono adesso per l'unità del popolo».

In Israele non si placa affatto lo scontro sulla controversa riforma della giustizia, che toglie poteri di controllo alla Corte suprema per affidarli al governo, e per questo considerato un pericolo per la democrazia dai suoi oppositori. La Knesset ha approvato nella notte in prima lettura - ne occorrono tre - la contestata legge: 63 i voti a favore, 47 i contrari e nessuna astensione. Alcuni deputati dell'opposizione non hanno preso parte al voto per protesta. I due emendamenti approvati riguardano uno la modifica della composizione della commissione che nomina i magistrati dell'Alta Corte, in modo che il governo abbia la maggioranza automatica, e l'altro la via per impedire a quei giudici di potersi esprimere sulle Basic Laws, le leggi semi-costituzionali che reggono il Paese.

Seriamente preoccupato per il clima nel Paese il capo dello Stato. «Vedo espressioni impossibili e inaccettabili di odio - ha spiegato Herzog - e dico a tutti: fermatevi, per un momento». Il presidente ha ricordato di aver presentato oltre una settimana fa una piattaforma di dialogo fra il governo e l'opposizione. «Ma oggi siamo già dopo il voto». E sembra ancora un dialogo impossibile.

Il primo ministro Benyamin Netanyahu invita al dialogo sulla riforma giudiziaria, approvata alla Knesset in prima lettura: «Parliamone qui e ora, senza precondizioni. Senza scuse: in modo che insieme raggiungeremo un ampio consenso per tutti i cittadini di Israele, a beneficio di tutti noi». Ma il leader dell'opposizione Yair Lapid gli risponde lapidario: «Netanyahu mente».

Dopo aver ricordato gli appelli anche internazionali a fermare la legge, Lapid ha denunciato che il governo «invece è corso in avanti con una legislazione affrettata, irresponsabile e antidemocratica, anche a danno dell'economia e della sicurezza». «Invece di dichiarazioni stampa - ha aggiunto Lapid - Netanyahu chiami il presidente e lo informi che ferma l'iter legislativo e avvii un dialogo nel contesto di una conferenza nella presidenza».

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