È legge il testo anti violenza. Intesa tra Meloni e Schlein

Di buon mattino, la segretaria del Pd alza il telefono e chiama la presidente del Consiglio. Obiettivo: "trovare un terreno comune" sulla questione della violenza di genere

È legge il testo anti violenza. Intesa tra Meloni e Schlein
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Di buon mattino, la segretaria del Pd alza il telefono e chiama la presidente del Consiglio. Obiettivo: «trovare un terreno comune» sulla questione della violenza di genere, a ridosso del voto in Senato sul ddl del governo sull'inasprimento del Codice rosso, che passa all'unanimità.

E l'«effetto Giulia» imbracciato dalle due leader sembra funzionare: per tutto il giorno si tratta freneticamente su un ordine del giorno bipartisan che preveda ulteriori misure condivise, dopo l'approvazione della legge anti-violenza. Giorgia Meloni si impegna a spingere i suoi ad accettare l'introduzione di corsi di «educazione sentimentale» nelle scuole e a farlo per via parlamentare e non ministeriale. Elly Schlein chiede ai suoi di rinunciare per il momento a impuntarsi sull'educazione sessuale (che manda in fibrillazione parte della destra) e a valorizzare le risorse promesse dal governo sulla formazione di sanitari e forze dell'ordine. «Un buon compromesso possibile», dicono da destra e da sinistra.

Ma Elly e Giorgia non hanno fatto i conti con il terzo incomodo: il capo grillino Giuseppe Conte si sente escluso, e non vuole che sia la leader dem a intestarsi un successo bipartisan. Così, mentre a parole si dice «assolutamente disponibile a collaborare», dà mandato ai senatori 5s di mettersi di traverso. Trovando sponda nell'ala «dura» del Pd: «I passi avanti della maggioranza non bastano», dice la responsabile donne dem Cecilia D'Elia. «É mancato il coraggio di andare fino in fondo», accusa la 5S Maiorino. Così gli sforzi dei mediatori di maggioranza e opposizione falliscono l'obiettivo finale di varare un testo comune: «Grazie al dialogo tra le due leader l'odg di maggioranza era molto migliorato e aveva aperto su punti importanti», spiega Alfredo Bazoli del Pd. «Ma qualcuno, anche nel nostro campo, non riteneva la sintesi accettabile e non ha voluto convergere su un unico documento». Spiega Ivan Scalfarotto di Iv: «Il passo avanti del governo c'è stato, e l'intesa prevedeva che noi ritirassimo il nostro odg. Ma i grillini e un pezzo di Pd si sono inalberati contro il «compromesso». Con l'unico risultato di far bocciare il nostro testo e approvare il loro». Il tutto in un clima di bagarre tra opposti estremismi, con il capogruppo Fdi Malan che si scaglia contro le «drag queen a scuola» e la dem D'Elia contro «i negazionisti del patriarcato». «Ma ci rendiamo conto dello spettacolo che diamo, proprio oggi?», geme la renziana Lella Paita.

A rovinare la giornata ci si mette pure Susanna Camusso, ora senatrice Pd, che pubblica sui social una foto dell'aula di Palazzo Madama semideserta. Scatenando la consueta indignazione contro la «kasta» assenteista mentre si discutono questioni epocali.

Peccato che, in realtà, i senatori ci fossero, come testimoniano i numeri nelle votazioni: «É normale che durante il dibattito generale ci siano vuoti nei banchi, ma in aula c'era grande partecipazione. Questi scivolamenti verso la propaganda anti-politica andrebbero evitati», dice amaramente Bazoli.

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