La lezione di scacchi della Meloni a Matteo Renzi

Giorgia Meloni usa gli scacchi per marcare le differenze con Renzi. Il leader di Fratelli d'Italia cerca lo scacco a Conte

La lezione di scacchi della Meloni a Matteo Renzi

L'alfiere si nutre delle diagonali lasciate libere. Il cavallo preferisce le elle, le divagazioni sul tema, alle corse su libere praterie. Giorgia Meloni, che di tattica ne sa qualcosa, sceglie la metafora scacchistica per marcare una distanza netta tra il suo modo di concepire la politica e quello di Matteo Renzi.

In comune hanno il fatto di essere giovani, di essere stati considerati due enfant prodige sin dalla militanza nei movimenti giovanili. Entrambi sanno cos'è un congresso da vincere. Un palcoscenico che nelle sceneggiature della politica contemporanea sembra essere quasi scomparso. Ora è la mediaticità a farla da padrona.

Matteo Renzi guarda all'immaginario obamiano. Quel Barack Obama che è tornato a recitare un ruolo da protagonista nella politica americana. Come una pedina tornata all'improvviso sulla scacchiera. La Meloni di riferimenti ne ha tanti. Tutti quelli che cita di solito guardano verso una sola direzione: la patria e la sua sovrana tutela. Lui, dopo una scalata generazionale in un partito che sembrava non essere scalabile, è riuscito a fare il presidente del Consiglio. Poi ne ha fondato un altro di partito. Lei, dopo esperienze di primo piano in chiave politico-istituzionale, è data in netta ascesa dai sondaggi. Dicono che sia la coerenza a pagare. La linea su cui l'alfiere della Meloni si muove.

Lo stesso leader di Fratelli d'Italia appare sicura mediante il suo post mattutino su Facebook: "Renzi ha intitolato il suo ultimo libro "La mossa del cavallo", facendo riferimento al cavallo nel gioco degli scacchi, il pezzo che muove in modo meno lineare, scavalcando gli altri. Probabilmente lo ha fatto in omaggio al suo trasformismo. Contento lui... Io invece preferisco l'alfiere, l'unico pezzo della scacchiera che non cambia mai il colore su cui è schierato. Visioni diametralmente opposte: voi quale preferite?". Il renzismo per la Meloni sembra avere un che di machiavellico. E il machiavellismo nella destra italiana non ha mai trovato residenza con troppa facilità. Nelle sezioni da cui Giorgia Meloni proviene non si impara a prendere le scorciatoie.

Che siano diversi è un fatto noto: Matteo Renzi è espressione del cattolicesimo democratico. La Meloni, unica erede legittima nel sistema partitico della tradizione del Movimento Sociale prima e di Alleanza Nazionale poi, ha guidato la destra oltre Gianfranco Fini, ottenendo, almeno sulle rilevazioni statistiche, un consenso che il suo predecessore non aveva mai raggiunto. Il cavallo di Renzi ogni tanto sembra fare le bizze: il governo delle sinistre tiene nonostante le titubanze che Italia Viva ogni tanto palesa. Il cavallo, per quanto inquieto, alla fine sembra stare bene dove sta. L'alfiere della Meloni non ha dubbi su quale sia il posizionamento da mantenere: opposizione punto e basta. Fratelli d'Italia non sarebbe disposto neppure a far parte di un governo d'unità nazionale.

Ma la politica, da qualche tempo a questa parte, ha dovuto fare i conti con la liquidità dei consensi, che aumentano o diminuiscono in un contesto - quello dell'opinione pubblica - che ha smesso di essere cristallizzato. Sul fatto che l'opinione pubblica possa di nuovo mutare in suo favore punta forte il cavallo di Renzi. Sul fatto che la coerenza continui a pagare - com'è accaduto in altre circostanze storiche del Belpaese - ha puntato tutto Giorgia Meloni. L'alfiere comanda le truppe vantando di essere l'unico vertice partitico di genere femminile in Italia.

Il cavallo, un po' come Obama negli Stati Uniti, guarda al lungo periodo, con la certezza che prima o poi la storia gli conferirà la ragione.

L'estate si presta male alle mosse. Un solo giocatore però cerca il matto verso il re Conte. E lo rivendica. In questa che di certo non è un'amichevole tra principianti.

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