Amendola: "Non voglio vivere in un Paese che chiude i porti"

Amendola sulle politiche migratorie di Salvini: "Non bisogna lasciare andare questo meraviglioso Paese in una deriva che non ci appartiene"

Amendola: "Non voglio vivere in un Paese che chiude i porti"

Non solo Gino Strada. Dopo che il fondatore di Emergency si era detto pronto a "andarmene da questo Paese" a causa delle scelte politiche di Matteo Salvini, ora anche Claudio Amendola si è lasciato andare durante l'arena organizzata dal 'Piccolo Cinema America' presso il Porto Turistico di Roma a Ostia. L'attore è stato chiaro: "Non voglio vivere in un Paese che chiude i suoi porti".

Amendola stava commentando le decisioni del governo italiano di mettere i bastoni tra le ruote (se così si può dire) alle Ong che operano nel mediterraneo. Prima è stato il turno della Aquarius, poi il ministro dell'Interno ha avviato un duro scontro con Mission Lifeline, organizzazione non governativa tedesca che galleggia su una nave che (in teoria) batte bandiera olandese.

Amendola ha preso la parola, scrive l'Adnkronos, dopo la proiezione del suo film "Il permesso - 48 ore fuori'. E non è mancato un commento ai primi giorni di governo giallo-verde, giorni segnati - in particolare - dagli scontri internazionali con Macron, la Spagna e la Germania proprio sul tema immigrazione. "Salvini sta dando voce a un sentimento che è più lontano da me di qualunque cosa voi possiate pensare - ha detto l'attore romano - ma vedo che è un sentimento che purtroppo fa proseliti e che cresce in Italia. Ho intuito che Salvini cavalcava delle sensazioni che sono facili, sono naturali nell’uomo, sono semplici da portare avanti. Io credo che stiamo perdendo di vista la nostra indole, che è quella di un Paese con quattromila chilometri coste, siamo 'partenti' e siamo 'arrivanti'. Non possiamo nascondere questa nostra antichissima tradizione: siamo un popolo di mare. Anche chi vive in Padania in qualche modo è un mezzo marinaio".

Durissima però la risposta all'attore da parte di Ingazio La Russa: "Ce ne faremo una ragione - ha detto il senatore di Fratelli d'Italia - ma giuri di mantenere la promessa e di non tornare nemmeno occasionalmente per fare soldi".

E pensare che solo ad aprile Amendola aveva definito Salvini il "miglior politico degli ultimi 30 anni". Ancora il governo era lontano dalla sua formazione e l'attore, rispondendo ad un articolo di Aldo Grasso, si sbilanciava così in favore delle capacità politiche del leghista: "In questo panorama - scriveva - Salvini ha preso un partito regionale, ai margini della scena politica, gravato da scandali e appesantito da un disprezzo diffuso e lo ha trasformato in un partito nazionale che governa le più ricche e produttive regioni italiane, ha conquistato la leadership della sua coalizione e si presenterà davanti al presidente della Repubblica, forse, per avere l’incarico di governo. Faccio fatica a trovare un politico che negli ultimi trenta anni abbia fatto altrettanto!".

Certo, riconoscere le capacità politiche non significa apprezzarle. E infatti ieri Amendola ci ha tenuto a specificarlo: "Tutti noi - ha detto - dobbiamo avere un pochino di coscienza e un pochino di paura, di non lasciare andare questo meraviglioso Paese in una deriva che non ci appartiene e non ci è mai appartenuta, credo sia il momento di risvegliare delle coscienze un po' troppo sopite. Forse se siamo uno dei pochi Paesi europei a non aver mai fatto una vera rivoluzione è proprio perché ogni tanto ci mettiamo seduti e lasciamo che le cose passino e forse questa cosa qua invece non deve passare".

Secondo l'attore non si tratta di ideologia ma di "umanità". "Io non sono credente - ha continuato - ma lo dico per umanità cristiana: non voglio far parte di un Paese che chiude i porti e lo voglio dire da qua (dal Porto di Roma, ndr)".

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