Il vertice degli Usa con Seul e Tokyo: la Nato del Pacifico ora agita Pechino

Domani il summit a Camp David. L'asse tra Stati Uniti, Sud Corea e Giappone su sicurezza, tecnologia e Taiwan: «Nuova era di cooperazione». Per Xi si tratta di una nuova minaccia all'egemonia cinese

Il vertice degli Usa con Seul e Tokyo: la Nato del Pacifico ora agita Pechino
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New York. Joe Biden vuole cementare l'alleanza rafforzata con Giappone e Sud Corea per contrastare Cina e Corea del Nord, mentre il Dragone è preoccupato per la possibilità di una nuova Nato asiatica. Per anni le ambizioni degli Usa in Asia, priorità assoluta con la crescita del potere cinese, hanno affrontato un ostacolo apparentemente insormontabile: l'animosità tra i principali alleati di Washington, ossia Tokyo e Seul. Ora, invece, il presidente americano cerca di celebrare il nuovo spirito di cooperazione con un vertice a tre unico nel suo genere in programma domani a Camp David, con l'obiettivo di sancire un salto di qualità nella cooperazione trilaterale. In un contesto di forti tensioni con Pechino, e crescenti test missilistici da parte di Pyongyang, Biden, il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol e il primo ministro giapponese Fumio Kishida dovrebbero annunciare dalla residenza nel Maryland nuove iniziative per lavorare insieme sulla difesa missilistica, la condivisione di informazioni e la tecnologia.

«Segnerà quella che crediamo sia una nuova era nella cooperazione trilaterale», ha spiegato il segretario di Stato Antony Blinken dopo un incontro virtuale con i ministri degli Esteri giapponese e sudcoreano per preparare il vertice, sottolineando che l'incontro promuoverà una visione condivisa di un «Indo-Pacifico libero e aperto, sicuro e connesso». Nonostante le controversie storiche e la concorrenza economica, Tokyo e Seul hanno visioni simili, stessa cosa che avviene con gli Stati Uniti, sulle principali questioni globali, in particolare nel sostenere l'Ucraina contro l'invasione russa. E Blinken ha assicurato che «Giappone e Corea del Sud sono alleati fondamentali, non solo nella regione, ma in tutto il mondo». Yoon, conservatore eletto lo scorso anno, si è preso dei rischi politici in patria risolvendo una controversia relativa al lavoro forzato, mossa contraccambiata dal Giappone, e a maggio ha effettuato il primo viaggio nella capitale nipponica di un leader sudcoreano in 12 anni. Mentre in occasione dell'anniversario dell'indipendenza, ha descritto il Giappone moderno come un partner che condivide valori e interessi. Biden ha incontrato Kishida e Yoon insieme l'anno scorso a margine del vertice dell'Asia orientale in Cambogia, e ha accolto Yoon per una visita di stato alla Casa Bianca, ma Camp David segnerà il primo summit ad hoc che coinvolgerà i tre paesi. Christopher Johnstone, ex funzionario della Casa Bianca e oggi nel think tank Center for Strategic and International Studies, ha spiegato che «gli Usa vogliono approfittare del riavvicinamento fra Tokyo e Seul per istituzionalizzare alcuni progressi compiuti e rendere più difficile per futuri leader di sfilarsi dall'alleanza». Tuttavia ha ammesso che Biden dovrà fare i conti con «lo scetticismo reciproco» tra le due capitali asiatiche. «Gli sforzi di Yoon rimangono profondamente controversi in patria, e molti giapponesi sono scettici sul fatto che la riconciliazione durerà», ha aggiunto, precisando di aspettarsi una dichiarazione al vertice in cui si riconosca che la sicurezza dei tre paesi è collegata «e che una certa misura di minaccia per uno è una minaccia per tutti».

Anche non si arriverà ad un vero accordo di mutua difesa sul modello Nato, il fatto che si muoveranno alcuni passi nella direzione nella mutua difesa missilistica e nel coordinamento delle informazioni sarebbe comunque un risultato significativo. «Stiamo adottando misure in base alle quali ciascuno dei paesi comprende le responsabilità rispetto alla sicurezza regionale - hanno spiegato dei funzionari americani -. Stiamo promuovendo nuove aree di coordinamento e difesa dai missili balistici che saranno percepite come molto sostanziali».

L'incontro dovrebbe poi portare a una dichiarazione tra i tre paesi che esprima preoccupazione sul desiderio della Cina di cambiare lo status di Taiwan, che rivendica come proprio territorio, includendo un passaggio sul mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto.

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