Il virus ha perso un pezzo: "Mutato e meno aggressivo"

In una variante poco diffusa è "sparito" un frammento della proteina che ostacola il nostro sistema immunitario

Il virus ha perso un pezzo: "Mutato e meno aggressivo"

Il virus è a pezzi? Uno studio, che richiede però ulteriori approfondimenti, ha evidenziato che la versione di Sars Cov2 attualmente in circolazione anche in Italia sarebbe non meno aggressiva ma con un potenziale di replicazione più debole. Dall'inizio della pandemia la possibile mutazione del coronavirus nel senso di una minore aggressività, fino ad ora non confermata dagli esperti, è una delle notizie più attese dopo quella del vaccino. L'ipotesi avanzata da questa ricerca è che nei paesi dove è stato inferiore il numero delle vittime circolasse una versione del coronavirus «difettosa» che ora circolerebbe anche in Italia.

Questo possibile «indebolimento del virus sarebbe confermato da uno studio a cura Massimo Ciccozzi esponsabile dell'Unita' di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell'Università Campus BioMedico e autore della ricerca insieme al team di Robert Gallo e Davide Zella. Il meccanismo messo in luce dagli studiosi è una delezione (perdita di materiale genetico) implicata nella patogenesi del virus.

Una mutazione che potrebbe spiegare perchè il virus ora sembra avere una letalità inferiore a quella dei mesi passati. Elemento dunque che non sarebbe collegato soltanto all'età media più bassa dei positivi. Fra gli autori anche a Robert Gallo, uno dei due scopritori del virus Hiv. Il lavoro è stato pubblicato pubblicato sul Journal of Traslational Medicine. É lo stesso Ciccozzi a spiegare che la ricerca è partita dallo studio di « numerosissime sequenze di Sars-Cov-2 raccolte in un database mondiale da dicembre 2019 a luglio». É emerso che un ceppo virale ha perso un pezzo. «Abbiamo rilevato la delezione nella proteina nsp1, implicata nella patogenesi del virus», annuncia Ciccozzi. Una modifica cruciale perché per lo studioso «può aver ridotto la letalità del coronavirus e potrebbe spiegare il limitato numero di decessi rispetto ai contagi in certe aree geografiche».

L'analisi filogenetica ha rivelato che il nuovo coronavirus è simile ad altri betacoronavirus, come ad esempio Sars-CoV e Mers-CoV, responsabili in passato di epidemie però più circoscritte. Un'altra ricercatrice, Francesca Benedetti, spiega che l'analisi di sequenze del genoma di pazienti infetti da tutto il mondo, ottenute dal database Gisaid, «ha permesso di identificare sequenze di genoma di Sars-CoV-2, provenienti da diversi paesi, con una delezione precedentemente sconosciuta di 9 nucleotidi. Una delezione «diffusa in diverse aree geografiche» precisa la ricercatrice Ma non «in modo omogeneo». La delezione non è stata rilevata in Italia, Germania e Austria. Ma il materiale a disposizione era scarso. Mentre era presente in Svezia, Brasile e Gran Bretagna.

Secondo gli autori la delezione di 3 aminoacidi di nsp1 appena scoperta «potrebbe influenzare la struttura della parte di questa proteina importante per la regolazione della replicazione virale». La delezione per i ricercatori indica senza dubbio che «in Sars-CoV-2 sono in corso profondi cambiamenti genomici».

Per Ciccozzi è importante «confermare la diffusione di questo particolare ceppo virale e di ceppi con altre delezioni nella proteina nsp1 nella popolazione di soggetti asintomatici e pauci-sintomatici, e correlare questi cambiamenti in nsp1 con la ridotta patogenicità virale».

Ma anche se il virus ha perso un pezzo Ciccozzi ricorda che la mascherina e il distanziamento restano misure importanti per contenere la diffusione del virus.

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