Santa Giulia, Pecorella: "Ritardi nell'inchiesta. Mafia nelle società"

Il giorno dopo il blitz arriva l’allarme di Gaetano Pecorella, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti: "Possibile una presenza della criminalità organizzata nelle grandi società". Critiche anche ai magistrati: ritardi nelle indagini

Santa Giulia, Pecorella: "Ritardi 
nell'inchiesta. Mafia nelle società"

Ancora una manciata di giorni: e poi le banche, nuove padrone dell’area di Santa Giulia, faranno sapere come intendono uscire dalla situazione drammatica rivelata dalle indagini della Procura e dalle analisi dell’Arpa. Cosa fare di un’area gigantesca trasformata in una discarica di veleni, che risposte dare alle angosce di chi vive già nelle case di Rogoredo, come andare avanti a costruire? La linea di Risanamento spa (così, in modo che oggi suona un po’ grottesco, si chiama la società fondata dal costruttore Luigi Zunino e poi rilevata dalle banche) è: riportare la situazione alla legalità. Ma è un’operazione che dal punto di vista economico si annuncia assai gravosa.
L’indomani della clamorosa iniziativa della Procura, che ha sequestrato tutte le aree, è anche segnato da una presa di posizione che rende ancora più fosco lo scenario di Santa Giulia, perchè chiama in causa il ruolo che la criminalità organizzata avrebbe avuto nel creare la bomba ecologica. La presa di posizione viene da una fonte autorevole: Gaetano Pecorella, senatore Pdl, e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul business mafioso dei rifiuti. La commissione era in visita a Milano proprio mentre scattava il sequestro di Santa Giulia. E al momento di ripartire per Roma, Pecorella è andato giù pesante sulle società che gestivano l’operazione Santa Giulia: «Almeno dai dati che abbiamo potuto acquisire, anche al di fuori delle audizioni, pare vi fossero anche delle infiltrazioni in queste grandi società».
Che vi fossero sospetti di contatti con mondi malavitosi, lo si era già capito ieri, quando era apparso tra le aziende sotto accusa il nome della Lucchini e Artoni, società di movimento terra già accusata di subappaltare lavori alla ’ndrangheta. Ma Pecorella alza il tiro, parla delle «grandi società», di chi aveva le redini del piano. E siccome Pecorella non è solo un deputato ma anche un vecchio ed esperto avvocato, è difficile che parli a vanvera.
Il presidente della Commissione non fa sconti neanche alle responsabilità degli enti pubblici, che hanno permesso che a Santa Giulia si andasse avanti a colpa di bonifiche fasulle: «Credo siano mancati tutti i controlli amministrativi, arrivare a un sequestro dopo tanti anni di fronte a un evidente inquinamento delle falde acquifere, vuol dire che sono mancati i controlli amministrativi, anche da parte della stessa Arpa, e da parte di coloro che devono tutelare il territorio e la salute pubblica». Frecciatina anche per la Procura: «Credo che anche la magistratura abbia nel suo passato una carenza di intervento. Penso sarebbe stato possibile accorgersi prima che qualcosa non andava».
Sul fronte dell’inchiesta, si prepara lo scaricabarile tra gli indagati.

Giuseppe Grossi, titolare dell’azienda incaricata delle bonifiche, si difenderà dall’accusa di avvelenamento di acque spiegando di essersi limitato ad eseguire i lavori che gli erano stati commissionati dal proprietario dell’area, Zunino. E Zunino potrebbe difendersi sostenendo che il Piano Scavi realizzato a Santa Giulia aveva ricevuto l’okay senza obiezioni degli enti locali.

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