The I-Land, su Netflix la brutta versione di Lost

The I-Land vuole essere una Lost in formato miniserie tv, ma il “copia e incolla” dalla serie di J.J. Abrams è un fallimento

The I-Land, su Netflix la brutta versione di Lost

The I-Land è una delle ultime arrivate nel catalogo di Netflix e con i suoi due trailer antecedenti l’uscita si è presentata come una miniserie tv in stile Lost.

Prima di tutto presentiamo The I-Land. È una miniserie tv composta da sette episodi che si caratterizzano per un andamento sostenuto, privo di punti morti fin dal suo inizio. Il genere è un thriller psicologico con elementi di fantascienza. I protagonisti sono volti poco conosciuti, ad eccezione di Natalie Martinez, vista in Under the Dome, Kate Bosworth famosa per i film Superman Returns e 21, e Bruce McGill, attore di lungo corso presente in molti film e serie tv.

La storia che vediamo in The I-Land si divide esattamente in due parti: una rivolta a presentare il mistero e una a svelarlo, non lasciando alcun punto in sospeso. Sette persone si svegliano su di un’isola deserta senza ricordarsi niente circa le loro vite. Sono vestite tutte allo stesso modo, con i nomi di ciascuno scritti nelle etichette degli indumenti. Inoltre, in corrispondenza della posizione in cui i sette si sono risvegliati, vengono rinvenuti degli oggetti nascosti nella sabbia. La collaborazione non è la forza di questo gruppo: i primi due personaggi che vediamo, Chase e K.C., interpretate appunto dalla Martinez e dalla Bosworth, fanno subito scintille dando un assaggio di quella che sarà la convivenza nell’isola.

Ovviamente l’isola non è una semplice isola. Come dimostrato dagli oggetti ritrovati e dalla distanza di ciascun personaggio al momento del risveglio, ogni elemento della storia è un piccolo indizio, decisamente criptico, fino a diventare poco interessante, ma pur sempre un indizio. Come detto gli episodi hanno un ritmo sostenuto, già nella prima puntata di cose ne accadono. Basta una brevissima riunione e vediamo come tutti i personaggi coinvolti abbiano accettato il fatto di essere dispersi, senza ricordi, insieme a sconosciuti, su di un’isola misteriosa. Non solo, più gli indizi circa qualcosa di strano sono evidenti e più decidono di non fare nulla, ad eccezione della protagonista principale, Chase, la quale sembra essere l’unica dotata di spirito critico e decisa ad arrivare a capire chi è e cosa ci fa su quell’isola.

The I-Land innegabilmente guarda molto a Lost, ma lo fa accorciando enormemente i tempi. Se Lost è divenuta tra le più importanti serie tv di sempre è anche grazie a quell’intricata rete di misteri disseminati, e in parte risolti, nel corso delle sue 6 stagioni. Ovviamente questo ha comportato una storia dilatata nel tempo, ma così facendo ha alimentato le speculazioni su di essa e quindi il mistero.

C’è da dire che il nuovo show di Netflix si presenta come una miniserie tv, quindi in sette episodi doveva condensare tutto il suo racconto e la cosa ha richiesto inevitabili sacrifici, ma il ritmo che si viene a creare rende impossibile interrogarsi sulla natura degli eventi o immedesimarsi su qualcuno dei protagonisti. Ciò nonostante dalla serie tv di J.J. Abrams e Damon Lindelof The I-Land prende spunto anche per i caratteri stessi. I personaggi di Chase (Natalie Martinez) e Brody (Alex Pettyfer) ricordano rispettivamente Kate (Evangeline Lilly) e Sawyer (Josh Holloway).

Come se non bastasse: il tatuaggio di Brody non può non farci pensare al tatuaggio del Jack Shephard di Lost, come l’utilizzo dei flashback sulla pregressa vita dei personaggi non può non riportare alla mente questo strumento narrativo ampiamente utilizzato proprio in Lost.

Il risultato? Se c’è qualcosa di originale in The I-Land questo passa immediatamente in secondo piano. Nel finale la miniserie tv non arriva alle conclusioni esistenziali del dibattuto epilogo pensato da Damon Lindelof e cerca di avere una propria strada, non riuscendo però a creare alcun pathos nello spettatore e inserendo novità nella trama proprio in vista dei titoli di coda.

Il susseguirsi di colpi di scena nel corso dei sette episodi non raggiunge il risultato sperato e alla fine si guarda questa serie tv solo per vedere fin dove si spinge e quante sono le similitudini con la storia di Jack Shephard e John

Locke. Prendere nota: è ancora troppo presto per raccontare di un gruppo di persone disperse su di una misteriosa isola deserta e forse saranno argomenti tabù per sempre.

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