CR7, dopo la Juventus notte di follia e di leggenda

CR7, la verità United è a scoppio ritardato

CR7, dopo la Juventus notte di follia e di leggenda

A mercato chiuso, abbiamo ricevuto l'ennesima lezione. Dovremmo essere preparati dalle passate esperienze ma invece qualche ripasso qui è d'obbligo. La prima, forse la più importante, è la seguente: baciare la maglia dopo un gol o dopo una lite con l'allenatore vale meno di zero. La seconda è che quando, a pochi giorni dalla chiusura del calcio-mercato, qualche calciatore di fama mondiale, giura dinanzi ad allenatore, dirigenti e pubblico che non intende sottoporsi ad alcun trasferimento, bisogna prepararsi esattamente all'ipotesi contraria. Da ieri, ne abbiamo appreso una terza. E cioè: quando leggiamo o sentiamo «qui sto benissimo» parlando di un qualsiasi club del calcio italiano, bene dobbiamo pensare che si tratti soltanto di una bagatella. Appena ha rimesso piede a Manchester, CR7 ci ha informato cortesemente che «tornare all'United è la scelta migliore che potessi fare». Stoccata al City, certo, ma il senso estetico della frase ha qualcosa di appiccicaticcio e di fastidioso per gli juventini che per tre anni lo hanno venerato mentre la Juve l'ha pagato profumatamente. Molto meglio quando CR7 parla sul campo. Alla prima dopo l'addio ai bianconeri, una notte vissuta tra follia e leggenda con il Portogallo: lo schiaffo non punito all'irlandese O'Shea che lo aveva provocato, un rigore sbagliato e poi la doppietta da record (111 reti, primo posto nella classifica dei migliori marcatori con la maglia della nazionale, superato l'iraniano Ali Daei). Sono questi i nuovi costumi del calcio moderno che vive senza più bandiere, e che celebra certi ritorni provando a far dimenticare i comportamenti precedenti. È quello che sta accadendo a Madrid dove i tifosi dell'Atletico hanno riaccolto Griezmann a braccia conserte, per niente entusiasti del ritorno del figliol prodigo rimproverando al francese d'aver lasciato, qualche anno prima, il loro amato club attirato dai lussi e da Messi.

Bisognerà che i tifosi comincino a mandare a memoria la lezione. Anche quelli dell'Inter, a dire il vero, erano finiti nell'identico trappolone mediatico credendo ciecamente a Lukaku («a Milano sto benissimo») e ai gesti di Hakimi.

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