Nole e Jannik fratelli di talento

Sinner e il tie-break vinto alla Djokovic. La svolta dell'atleta e del personaggio col suo pubblico. Dopo Tomba e Rossi, l'Italia ha un nuovo eroe sportivo

Nole e Jannik fratelli di talento
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Torino Subito dopo mezzanotte il tennis è entrato in una nuova generazione. Non che Novak Djokovic abbia abdicato solo per aver perso una partita al tie-break del terzo set, ma adesso sa che c'è qualcuno che ha cominciato a fargli ombra. È successo in passato, nessuno è eterno, ma Nole sa che adesso il traguardo è vicino e la strada comincia ad essere in salita. E sarà presto il momento in cui mancherà il fiato. Sotto quel cappellino è cambiato anche Jannik Sinner, non solo perché ha vinto per la prima volta contro il più vincente di sempre, ma per come l'ha fatto. E lo ha fatto, in quel tie-break finale, da Djokovic, come quando il serbo sale in cattedra nel momento in cui deve far sua la partita. Non è un caso che fino a quel punto il re dei record avesse vinto 30 dei 37 giochi decisivi del 2023, e che non avesse mai perso un match dove ne ha conquistato uno. Il mondo si è rovesciato, comincia un'altra storia.

Sinner, dopo la mezzanotte, è diventato qualcos'altro: «Abbiamo vinto insieme» ha ringraziato nel delirio del Pala Alpitour, e questa è la frase che più di tante significa come questi tre giorni abbiano cambiato la sua prospettiva. Insieme, per tutti. Per anni il tennis ha avuto Panatta e ce l'ha ancora (ieri a Torino il primo storico incontro tra Adriano e Jannik). Ora però il mondo delle racchette ha scoperto di avere un Alberto Tomba, un Valentino Rossi, un Gianmarco Tamberi, una Federica Pellegrini: gente che ferma il tempo e inchioda le persone alla Tv per cogliere l'attimo, in questo caso 3,3 milioni tra Rai e Sky e in piena notte. È l'Italia in un solo personaggio, che lo spinge a superare i suoi limiti, che lo porta a diventare un simbolo. Jannik e Nole adesso sono fratelli di talento, e rappresentano per i rispettivi Paesi il monumento vivente a cui aggrapparsi per essere orgogliosi delle proprie origini. E in questo Jannik è molto italiano, e comincia a mostrarlo. Così come comincia davvero ad essere una vera icona del business, aldilà degli oltre 5 milioni di dollari guadagnati quest'anno, che potrebbero quasi raddoppiare se dovesse addirittura vincere le Atp Finals da imbattuto. Anche questo discorso di solito lo si fa per Djokovic, ma i tempi cambiano, e non sarà un caso che la Nike gli abbia messo in tasca 150 milioni di dollari per dieci anni.

Non è una più una scommessa: è il futuro. Però: «Respingo il concetto di essere un'azienda, il mio pensiero non sono mai i soldi. Se lo fossero giocherei sempre, accetterei le esibizioni, non prenderei pause».

Non potrà più farlo, questo è chiaro, ma la contropartita è tutto quell'amore visto sugli spalti e oltre che ha fatto crollare le sue convinzioni che il tennis fosse uno sport per uomini soli. Stasera c'è da battere Rune, l'unico top 10 che gli manca da superare, e non sarà facile. Ma quella mezzanotte ha acceso i sogni più belli. I suoi, i nostri.

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