Alta montagna, i gialli che mettono i brividi

Avventure estreme, bivacchi misteriosi, strane scomparse sulle piste di sci e insoliti detective: ora le trame dei thriller puntano alle grandi cime

Anche quest’anno la scelta dei libri da mettere sotto l’albero non è né facile né scontata. Volendo circoscrivere l’ambito all’immaginario montano o, comunque, dell’esplorazione in ambienti «bianchi», il primo titolo che proponiamo non può che avere a che fare con gli sci. Almeno in apparenza. Pensate a una sorta di Montalbano-guida alpina che è anche responsabile del soccorso alpino di Courmayeur, ai piedi del monte Bianco. Nanni Settembrini è il suo nome. La sua vita, all'improvviso, è cambiata. Nato in città, se ne è andato in montagna per vivere e lavorare. Fino a oggi ha scalato montagne, e ora si ritrova nei panni inediti di un Sherlock Holmes d’alta quota. Il libro che ne racconta la storia, fantastica ma del tutto plausibile, è La sciatrice (Cda&Vivalda) di Enrico Camanni, non a caso ospite del recente Noir in Festival di Courmayeur. Novità e déjà vu allo stesso tempo: déjà vu perché si tratta di un giallo con un protagonista fortemente caratterizzato che si candida al ruolo di detective ricorrente in altre possibili avventure future; originale per lo scenario alpino, perché tocca l'immaginario e la pratica alpinistici. Già nel 2005 si era visto qualcosa di simile, affine per ambientazione e tensione: il thriller, ambientato fra i bivacchi di una vetta himalayana, di Piero degli Antoni dal titolo Ghiaccio sottile (Rizzoli), che faceva consapevolmente il verso al noto best seller di Krakauer Aria sottile.
Con Camanni, grazie a una scrittura fluida che cesella la parola al limite del poetico, la seduzione sul lettore è spinta al massimo grado. La storia, in sintesi, è questa: un giorno di primavera il soccorso alpino viene allertato per la scomparsa di una donna che, nel tardo pomeriggio, non ha ancora fatto ritorno da uno degli itinerari sciistici fuori pista più belli del mondo: il Toula, sopra Courmayeur. Partono le ricerche, ma lei, Anna, la sciatrice che stava trascorrendo le vacanze con l'amica Linda, non si trova. Un intreccio che inchioda il lettore e che affeziona a questa nuova figura di guida alpina detective. Chissà se la ritroveremo.
Cambiando genere, troviamo Armi, acciaio e malattie (Einaudi) di Jared Diamond , riedizione aggiornata di una pietra miliare degli studi preistorici che si presenta come una lettura più impegnativa ma non meno accattivante sul perché del dominio degli europei e degli asiatici sugli altri popoli della terra. Vivere con i lupi di Jim e Jamie Dutcher (Corbaccio) è invece un libro fotografico straordinario per coloro che amano gli animali. Il lupo, si sa, è fortemente legato alla simbolica mitologica e, dopo avere sfogliato questo spettacolare documento-reportage, si capisce bene perché. Gli autori in sostanza si sono fatti accettare da un branco di lupi e ne hanno vissuto insieme la gioia per i nuovi nati e il dolore per la morte di altri.
Nel campo dell’avventura estrema, quella che non potremo mai vivere ma di cui si nutre volentieri l’immaginazione, è uscito in questi giorni Il solitario dei poli di Børge Ousland (Cda&Vivalda) con prefazioni di Edmund Hillary e Reinhold Messner.

Norvegese con trascorsi nelle forze speciali dell’esercito, Ousland è stato il primo, e finora l'unico, uomo al mondo ad avere attraversato entrambi i Poli da solo e senza l’ausilio di supporti esterni, trainando a forza di gambe e braccia tutto il necessario per il bivacco e il nutrimento.
lorenzo.scandroglio@tin.it

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