La Siria, la moglie, la condanna: ecco chi è il foreign fighter arrestato a Brescia

Di origine marocchine, nel 2019 Samir Bougana fu prelevato a Kobane, dove era detenuto, per il reato di partecipazione ad associazione con finalità terroristiche

La Siria, la moglie, la condanna: ecco chi è il foreign fighter arrestato a Brescia

Dopo tre anni, sulla testa del 28enne Samir Bougana, un foreign terrorist fighter bresciano di origini marocchine, pende una nuova condanna da parte della giustizia italiana. Come riportato da Il Giornale.it, gli agenti della polizia di Brescia, su richiesta della procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti con le accuse di “sequestro di persona e lesioni personali, aggravati dall’avere adoperato sevizie e agito con crudeltà nonché dalla finalità di terrorismo e dell’odio razziale”. Ma qual è il profilo di quest’uomo che ha deciso di combattere in un Paese straniero, in nome e per conto di una causa politica, ideologica e religiosa?

Chi è Samir Bougana

Del 28enne si è a conoscenza dal 2019 quando fu prelevato a Kobane, in Siria, dove era detenuto per il reato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo. Bougana, nato in provincia di Brescia, nel 2013 si era unito in Siria prima alle milizie qaediste e poi a quelle dello Stato Islamico partendo dalla Germania, dove si era trasferito tempo addietro e dove aveva cominciato a frequentare ambienti islamisti che avevano contribuito a radicalizzarlo. Le indagini nei confronti del foreign fighter furono avviate nel 2015 dalle Digos di Brescia e di Mantova, coordinate dalla procura della Repubblica bresciana, sulla base di segnalazioni pervenute all’antiterrorismo della polizia di Stato da parte delle autorità tedesche che avevano, tra l’altro, avviato indagini sulla moglie di Bougana, di origine turca.

Il ruolo della moglie

Anche la giovane donna, in effetti, aveva raggiunto dopo pochi mesi il marito, dal quale ha avuto tre figli nati in Siria. L’arresto del foreign fighter Bougana, fortemente sollecitato dalla procura distrettuale di Brescia e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, fu reso possibile grazie a un'operazione di vasto respiro internazionale condotta in stretto raccordo operativo tra l’Fbi statunitense e la Direzione centrale della polizia di prevenzione, cui hanno contribuito Aise e il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Le autorità statunitensi, in particolare, tennero i contatti con le forze curdo-siriane alle quali Bougana si era arreso nell’agosto 2018.

La condanna in Italia

Nel luglio del 2020, il Tribunale di Brescia ha condannato il foreign fighter a quattro anni di reclusione, sentenza poi confermata in Appello.

Dalle indagini sarebbero emersi particolari raccapriccianti sulla condotta di Bougana, il quale è ritenuto responsabile di torture e maltrattamenti ai danni di persone che non avevano accettato di combattere per conto dell’Isis.

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