A caccia di umanità nella Russia sovietica

Nel racconto intitolato La Madonna Sistina compare un’espressione che sintetizza in modo straordinario il nucleo più autentico dell’intera opera di Vasilij Grossman: «l’umano nell’uomo». Il quadro di Raffaello è immortale, spiega Grossman, proprio perché il pittore è riuscito a cogliere e a rappresentare in quella Madre e in quel Figlio «l’umano nell’uomo». Grossman, che come inviato di guerra nel 1944 era entrato con le truppe sovietiche a Treblinka, mette qui a confronto la creazione di Raffaello con le camere a gas dei lager tedeschi; e, pur essendo ateo, paragona la Madonna ormai «parte della nostra vita, nostra contemporanea» con «la forma più potente e perfetta della violenza», quella dei totalitarismi del ’900. A dispetto di tutto, però, Grossman conclude con una nota di sicura speranza: «Accompagnando con lo sguardo la Madonna Sistina, continuiamo a credere che vita e libertà siano una cosa sola, e che non ci sia nulla di più sublime dell’umano nell’uomo. Che vivrà in eterno, e vincerà».
Ora, questa espressione sintetica - «l’umano nell’uomo" - che giustamente la traduttrice Claudia Zonghetti ha reso in forma aderente all’originale, senza addomesticarla, costituisce anche il valore che permea la commovente raccolta di racconti appena pubblicata da Adelphi con titolo Il bene sia con voi! (pagg. 253, euro 19).
Apre la raccolta il racconto Il maestro ambientato ai tempi dell’invasione nazista della Russia e centrato sulla figura di un saggio e coraggioso anziano maestro sempre prodigo di affettuosi consigli verso tutti. L’umano nell’uomo è qui rappresentato dalla vittoria della compassione sull’odio: «I nazisti risvegliano i lati oscuri, rinfocolano l’odio, creano il pregiudizio. È questa la loro forza. Che il buio risorga! Aizza ogni singolo popolo contro il suo vicino, genti asservite contro genti libere, genti che vivono dall’altra parte dell’oceano contro genti che vivono da questa parte, e tutti quanti insieme contro gli ebrei. Sobilla et impera! Perché è pieno di buio e crudeltà, il mondo, di pregiudizi e superstizioni! Invece si sono sbagliati. Hanno tolto le briglie dell’odio e ne è nata la compassione. Ho visto con questi occhi, l’ho provato sulla mia pelle, che la sorte spaventosa degli ebrei suscita nei russi e negli ucraini soltanto compassione e tristezza».
Più individualmente, poi, l’umano nell’uomo è tutto nel gesto finale della bambina che il maestro vorrebbe difendere dalle crudeltà dei nazisti e che «come una madre gli coprì gli occhi con le manine: “Maestro”, disse, “non guardare da quella parte, se no ti spaventi”».
Questo stesso spirito materno è il filo rosso del racconto Mamma, che ha per oggetto l’adozione di un’orfana da parte di Ezhov, uno dei più crudeli collaboratori di Stalin: maternità a cui aspirano la giovane moglie del carnefice e la tata della bambina, e a cui giunge infine la figlia stessa dopo una vita trascorsa nei lugubri brefotrofi della provincia sovietica.
L’umano nell’uomo è il nuovo sguardo sulle miserie umane che la morte reca con sé e diffonde tra i semplici Moscoviti che popolano di vita e allegria il cimitero di Vagan’kogo (Riposo eterno). Grossman guida qui il lettore ad una visione che capovolge completamente le apparenze: «la capacità di un uomo di amare, credere, perdonare, sacrificare ogni cosa in nome dell’amore» anche di un uomo ormai morto è vita vera, rivela il suo «cuore vivo», mentre le fanfare e i tromboni dello Stato, la saggezza della storia, la pietra dei monumenti ed i discorsi pubblici sono la morte.
Ma umano nell’uomo, nell’universo dell’ateo e pur umanissimo Grossman è soprattutto la solidarietà, la capacità di relazioni umane. Questa solidarietà brilla per la sua assenza nei racconti L’inquilina e Fosforo. Totalmente assente nel primo racconto, in cui l’asciutta descrizione dell’indifferenza risveglia nel lettore la solidarietà che difetta ai personaggi, questa stessa solidarietà è invece avvertita come un valore arduo e mai raggiunto dal protagonista del secondo racconto, narrato in prima persona. Una solidarietà che prende invece forma nel finale dell’apologo intitolato La strada, dove il mulo italiano e la cavalla russa vengono aggiogati allo stesso carro dell’Armata Rossa. Più in generale, l’umano nell’uomo sembra essere nella capacità di lasciarsi colpire dalla vita. Così è per il racconto In periferia, dove la giovane figlia di una coppia sovietica altolocata rientra da un breve intervento in ospedale totalmente cambiata, con uno sguardo nuovo sulla realtà. E ancor più questo è vero per l’ultimo testo della raccolta, quel Il bene sia con voi! che traduce il saluto tradizionale armeno.

Questi appunti di un viaggio di Grossman nel paese caucasico testimoniano come la capacità di indagare la realtà con umanità porti a superare il pregiudizio negativo e l’esaltazione nazionalistica, ad attingere alla verità del sentimento religioso e ad entrare in sintonia con persone di cultura e lingua diverse. «Bisogna abbandonare il rigore ferreo dello stereotipo per tornare all’umano: il punto è scoprire le ricchezze di animi, caratteri e cuori umani», conclude Vasilij Grossman, lo scrittore dell’umano nell’uomo.

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