Last Stop Before Chocolate Mountain, l'arte per far rivivere una città-fantasma

Lo straordinario documentario di Susanna Della Sala racconta una rinascita dalle macerie, ma anche una risposta possibile alla crisi che coinvolge l’intero pianeta

Last Stop Before Chocolate Mountain, l'arte per far rivivere una città-fantasma

Sulle rive di un lago tossico, nell’aspro deserto della California, c’è un luogo dimenticato dal tempo: Bombay Beach. In questa terra desolata è nata una comunità dove l'arte riesce, nei modi più inaspettati, a guarire gli animi, ma anche a proporre una risposta possibile alla crisi ambientale e globale. Prodotto da DocLab e meritatamente tra i dieci documentari finalisti ai David di Donatello per il premio intitolato a Cecilia Mangini, lo straordinario documentario “Last Stop Before Chocolate Mountain” di Susanna Della Sala ci consente di ribadire il potere benefico dell’arte in tutte le sue declinazioni.

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Bombay Beach si trova a circa un’ora da Palm Springs. Una località nata negli anni Cinquanta sulle sponde di un lago artificiale creato da un’enorme inondazione – il Salton Sea – e diventata un’occasione turistica: vita mondana, sci d’acqua, pesca e vip del calibro di Frank Sinatra, Bing Crosby e i Beach Boys. Con il passare degli anni il lago si è trasformato in un concentrato di sale e sostanze chimiche: un disastro ambientale, una tragedia sanitaria, un cimitero di pesci. Addio turisti, fuggi fuggi di tanti residenti: Bombay Beach di punto in bianco è diventata una città-fantasma, popolata da pochi outsider, troppo poveri o troppo legati al luogo per andare via. Una località spettrale, priva di negozi, cartelloni pubblicitari, aziende. Niente alberghi, niente polizia o municipio, appena un bar.

Last Stop Before Chocolate Mountain

La svolta è arrivata pochi anni fa, nel 2016, con la riapertura di alcune strutture e il fascino della fama del passato. Ma soprattutto con la nascita del festival artistico annuale chiamato Biennale Bombay Beach: una kermesse eccentrica e sibaritica, anarchica e surreale, un vero e proprio ufo. Un progetto che porta la firma del principe italiano Tao Ruspoli, Stefan Ashkenazy e Lily Johnson White, lungimiranti nell'individuare uno scenario post apocalittico per celebrare arte, musica e filosofia. Ogni anno, in primavera, decine di artisti danno vita ad installazioni, performance e spettacoli: ballerini, pittori, circensi, cantanti, attori e così via.

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La Bombay Beach Biennale ha centrato l’obiettivo di ridare vita e dignità a un luogo dimenticato dalla società grazie all’arte, divenuta mezzo per garantire libertà e diversità a quella che rischiava di passare alla storia come la “città del lago tossico”. Sempre più persone sono interessate a viverci – a partire dagli stessi artisti – e il prezzo dei terreni è aumentato esponenzialmente con il passare degli anni. La località è diventata un piccolo santuario, soprattutto per la sua particolarità e inusualità. L’iniziativa può diventare un esempio, può tracciare un solco nella rigenerazione di ghost town. Ad esempio, diversi creativi hanno contribuito all’economia di Bombay Beach assumendo i residenti per la costruzione di installazioni artistiche. Il confine tra realtà e arte si offusca, fino a diventare una comunità nuova, rinata, più forte.

"Last Stop Before Chocolate Mountain" offre una possibile risposta alla crisi che coinvolge l'intero pianeta e i riconoscimenti ottenuti al Festival dei Popoli non sono un caso: sentiremo parlare a lungo di Susanna Della Sala.

Martedì 14 febbraio, alle ore 21.30, è in programma una proiezione speciale del film al Cinemino di Milano, via Seneca 6: saranno presenti la regista Susanna Della Sala e l'autrice delle musiche Linda Della Sala.

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