La città del vino e della gola rivive l’assedio dei Gonzaga

Canelli in Piemonte, lungo il corso del fiume Belbo, tra Nizza Monferrato e Santo Stefano, è la patria dello spumante italiano e, se tutto procederà come auspicato, un giorno diverrà anche Patrimonio mondiale dell’umanità grazie alle sue superbe, streganti cattedrali sotterranee, immense grotte scavate dall’uomo per riporvi beni preziosi come le bottiglie di insegne secolari come Gancia, Coppo, Contratto e altre ancora. Canelli non è solo una città del vino, ma lo è pure della gola per i tartufi e per la bravura di Mariuccia Ferrero il motore cucinante del San Marco nel quale la tradizione artigiana è impreziosita da tocchi esotici come la tempura di baccalà e carciofi. Ma in questi giorni a Canelli ci si preoccupa solo della rievocazione dell’assedio di quasi quattro secoli fa, 1613, celebrazione prevista quest’anno per il 20 e 21 giugno. Le cose allora andarono così: nel 1612 muore Francesco Gonzaga, signore di Mantova e tutor diremmo oggi del Monferrato. Successione complicata la sua, tanto da spingere i Savoia (le due case erano imparentate) a muovere guerra per salvaguardare i suoi interessi monferrini. Nel giugno dei 396 anni fa, i Gonzaga assediano Canelli senza mai espugnarla, un’epopea che viene rivissuta in epoca moderna con una chiave che ha sempre una felice presa non solo sulla popolazione, ma anche sui turisti.

Nel prossimo fine settimana non solo ci sarà modo di vivere il paese con allegria (tutte le info nel sito assediodicanelli.it), ma si tornerà a vivere come nei Seicento. Duemila comparse in costume ridaranno forma alle figure di allora, anche i turisti dovranno munirsi di lasciapassare.

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