Quota pagata in ritardo: bambina di 9 anni esclusa dalla gita. Cosa è successo

La madre di una bimba di 9 anni paga la quota per la gita della figlia nove ore dopo la chiusura dei termini stabiliti: preside irremovibile, la piccola è stata esclusa. Ecco cos'è successo in una scuola di Frosinone

Quota pagata in ritardo: bambina di 9 anni esclusa dalla gita. Cosa è successo
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Le è stato dato un nome di fantasia per rispettare la sua privacy e quella della famiglia: la piccola Elena di 9 anni non potrà andare in gita scolastica con i suoi compagni di classe perché la madre ha pagato con nove ore di ritardo la quota di partecipazione, pari a 48 euro, e la preside dell'istituto scolastico è stata irremovibile e ferma nella sua decisione.

Cosa è successo

La vicenda riguarda una bambina che frequenta la scuola primaria "Cavoni" di Frosinone: il prossimo 14 aprile è prevista la gita di una giornata a Viterbo ma Elena non ci potrà andare. Presa da mille pensieri, la mamma ha pagato la somma dovuta soltanto il 26 marzo intorno alle ore 9 con le scadenze che si chiudevano il 25 marzo alle 23.59. Si può pensare che si tratti di un "peccato veniale" e facilmente risolvibile ma non è stato così: la preside Patrizia Danella non ha intenzione di sgarrare alle regole per dare il giusto esempio ed evitare che si possa creare un precedente.

"Un minimo di tolleranza"

Il danno maggiore è ovviamente per la piccola che ha pianto a dirotto sapendo di non poter godere di una giornata di svago assieme ai compagni di classe per il ritardo (nove ore dopo) del pagamento. Al Messaggero, la madre ha manifestato tutto il suo sconforto aspettandosi ben altro trattamento dalla direttrice dell'istituto. "So di aver sbagliato e mi prendo tutte le responsabilità ma io credo che un minimo di tolleranza non avrebbe potuto certo comportare problemi alla dirigenza scolastica. Invece mi sono sentita rispondere dalla preside che le regole sono queste e che se proprio la mia bambina ci teneva tanto a quella gita, potevo accompagnarla io con la mia auto, mettendomi dietro al bus", ha raccontato, spiegando che questa vicenda sarà seguita anche dall'avvocato Sonia Sirizzotti per una maggior tutela.

La deroga alle scuole medie

L'interrogativo della donna è pertinente: perché sua figlia sarebbe potuta venire accompagnata dalla madre, in auto, e non rimanere in pullman assieme agli altri compagni? Tra l'altro, ci sarebbe stato tutto il tempo utile affinché la preside riuscisse a sanare la piccola dimenticanza economica (poi saldata) dal momento che per la gita scolastica mancano ancora due settimane. La madre della piccola, poi, ha raccontato che alcuni alunni delle medie hanno avuto ben due giorni di deroga (dal 25 al 27 marzo) per pagare la somma complessiva di 400 euro. "Come mai in questo caso è stata concessa?".

La risposta della preside

Raggiunta dal Messaggero, la preside Patrizia Danella non ha lasciato spazio a nessuna apertura. "Non posso accogliere questa richiesta perché credo nella parità dei diritti e nel rispetto delle regole - afferma - Dando la possibilità alla bambina di partecipare alla gita rischierei di creare un precedente e questo non voglio che accada. Anche perché ci sono stati anche altri casi analoghi.

Dunque non sarebbe giusto nei confronti degli altri bambini che sono stati esclusi per lo stesso motivo". Sul discorso degli alunni delle medie, la preside ha spiegato che in quel caso si era verificato "un problema nel sistema e non potevamo certo mandare a casa coloro che avevano già versato un anticipo".

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