Torino, lanciò la piccola Fatima nel vuoto: chiesto l'ergastolo per Mohssine Azhar

Il pm ha ripercorso tutte le fasi della terribile tragedia: "Il male esiste. A volte ci passa accanto e ne siamo appena sfiorati, altre volte dobbiamo guardarlo in faccia"

Torino, lanciò la piccola Fatima nel vuoto: chiesto l'ergastolo per Mohssine Azhar
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Il pubblico ministero Valentina Sellaroli non ha alcun dubbio in merito alla vicenda della morte della piccola Fatima: nessun incidente avvenuto in seguito a un gioco, bensì un gesto volontario da parte dell'imputato 32enne Mohssine Azhar, per il quale è stata richiesta la condanna all'ergastolo.

"Mohssine Azhar ha lanciato la piccola Fatima dal ballatoio al quinto piano per ripicca", ha dichiarato infatti il pm. Era "in preda a una furia bestiale" e "non vi fu alcun gioco del vola vola". Si sarebbe pertanto trattato di un omicidio efferato, compiuto per rivalersi della madre della bimba. "Ha usato Fatima come un oggetto per punire la madre che lo stava infastidendo", ha spiegato ancora Valentina Sellaroli, rendendosi autore di un "femminicidio": "Non uccido te, ma uccido tua figlia".

Durante le due ore di requisitoria, il pubblico ministero ha cercato di ricostruire l'intricata vicenda, effettuando un percorso a ritroso in cui si è occupata di raccogliere tutti gli indizi di colpevolezza dell'imputato e di analizzare anche il comportamento altalenante tenuto dalla mamma della bimba, Lucia Chilleni. Quest'ultima, infatti, ha fornito agli inquirenti due diverse versioni dei fatti nel corso delle sue deposizioni. Inizialmente, e ci si riferisce ora al 23 gennaio 2022, il giorno in cui si verificò la tragedia, la donna aveva cercato di proteggere Mohssine Azhar, parlando di un semplice incidente: "Non ho visto nulla, forse stavano giocando", aveva spiegato Chilleni, che col 32enne intratteneva da tempo una relazione.

Qualche giorno dopo, improvvisamente, la madre della bimba cambiò versione. "Ho accompagnato Fatima a casa di Mohssine perché lei voleva dargli il bacino della buonanotte", aveva raccontato agli investigatori. "Lui era fuori di testa, sembrava il diavolo. Mi ha strappato la bambina dalle braccia e l'ha lanciata come un pallone". Dietro questa repentina inversione di tendenza ci sarebbe, secondo il magistrato, la fragilità della Chilleni, "succube, fragile, limitata, una donna con un passato agghiacciante di violenza domestica e che come tale giustifica, nega e nasconde". Il pubblico ministero ha sottolineato le vessazioni a cui da tempo la donna era sottoposta: traumi fisici e psicologici che avevano lasciato in lei segni indelebili.

Secondo Valentina Sellaroli sarebbe dunque la seconda versione fornita dalla madre di Fatima quella vera. Una tesi corroborata anche da una serie di dati emersi dalle testimonianze di altri testimoni i quali, pur non presenti al momento della tragedia, hanno consentito di ottenere preziose informazioni: a partire dalla lite tra Azhar e la donna, fino ad arrivare al pianto della bimba e all'atteggiamento tenuto dal 32enne poco dopo il terribile episodio: l'uomo provava infatti "a scaricare la colpa sulla fidanzata". "Per quanto la realtà sia brutta, va guardata in faccia. Quanto è successo può sembrare inaccettabile perché una cosa tanto turpe può farla solo un mostro, non una persona normale", ha dichiarato il pm. "Gettare una bimba di 3 anni nel vuoto per stizza, per fare uno sgarbo a una donna noiosa che stava dando fastidio. Ma per credere che si sia trattato di un incidente, dobbiamo vedere o inventare circostanze che non ci sono", ha aggiunto.

Gli stessi rilievi effettuati dalla scientifica, ha spiegato il magistrato, non lasciano adito a dubbi sul fatto che la bimba sia stata lanciata,"subendo una spinta

orizzontale". Ecco perché la richiesta di condanna all'ergastolo per il 32enne:"Il male esiste. A volte ci passa accanto e ne siamo appena sfiorati, altre volte dobbiamo guardarlo in faccia", ha concluso il pm.

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