"C'è un pochino di mobbing...". Poi Sara è sparita

Si continua a cercare la scomparsa Sara Pedri, una ginecologa di Forlì che lavorava a Trento: si cerca di capire cos'è accaduto sul posto di lavoro

"C'è un pochino di mobbing...". Poi Sara è sparita

La voce di Sara Pedri risuona nello schermo della tv. Sono passati mesi dalla sua scomparsa in Trentino: le ricerche proseguono con sempre maggior vigore, sia nei boschi che, presto, nel lago collegato al torrente situato nei pressi del luogo in cui la ginecologa di Forlì è stata vista per l’ultima volta.

Sulla scomparsa di Sara aleggia uno spettro: quello che le è accaduto è collegato ai problemi lamentati sul posto di lavoro e testimoniati da un calo ponderale certificato da un medico? Quest’interrogativo è stato affrontato nella puntata di ieri di “Chi l’ha visto?”, ma le posizioni sono contrastanti. “È un fatto che risale a mesi fa - ha commentato il direttore sanitario Antonio Ferro - su cui mi sono subito interessato come direttore sanitario, per cercare di capire cosa era successo. Devo dire che a una prima indagine interna che è stata fatta, ma riteniamo opportuno approfondire, non ci sono degli elementi oggettivi per ritenere che ci sia una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro”.

Sara, laureata e specializzata in ginecologia con il massimo dei voti, aveva vinto un concorso per lavorare nell’ospedale di Cles, dove però il reparto Maternità era stato chiuso a causa del Covid. È stata mandata a lavorare quindi al nosocomio di Trento, dove all’inizio era felice anche se molto impegnata. A un certo punto però le cose cambiano. “Vedevo quintuplo da quanto ero stanca - dice Sara in un messaggio vocale alla sorella Emanuela ascoltato in trasmissione - Mi viene detto: ‘Cosa fai, mi lasci? No, va be’, dai, ho capito che sei stanca, puoi andare. Vai se vuoi’. Manu, è un pochino di mobbing, secondo me è stato in quel momento lì”. E ancora, in un altro vocale: “Devi stare attenta perché qua parlano, ti schedano subito, pretendono che tu lavori solo, non mangi, non dormi, non hai una vita, quindi non parlare mai delle tue esigenze perché non interessano a nessuno anzi possono interessare solo in negativo”. Emanuela era preoccupata, la sorella le diceva sempre di sentirsi terrorizzata.

Attualmente ci sono 5 denunce di medici che lavorano tuttora in reparto, testimonianze dal pm delle colleghe di Sara che parlano di urla, altre che sono giunte via mail da dottori e pazienti alla redazione di “Chi l’ha visto?”. Alcuni professionisti intervistati dalla trasmissione in maniera anonima hanno parlato di “ginecologi che erano bravi e non venivano più fatti entrare in sala operatoria”, di quando qualcuno cercasse “l’errore anche se l’errore non c’era pur di mettere in crisi”, di sentirsi continuamente “processati”. Un’inviata di “Chi l’ha visto?” ha affermato di aver chiamato e inviato mail all’ospedale senza ricevere risposta o essere richiamata: al telefono con il primario, risponde un uomo che dice di chiamarsi Salvatore e che la giornalista ha sbagliato numero.

La sera prima della scomparsa, lo scorso marzo, Sara ha chiamato il fidanzato, gli ha detto di essersi tolta un peso dando le dimissioni dall'ospedale. Lui le ha scritto “Ti amo” su WhatsApp, ma come risulta dalle spunte grigie, lei non l’ha mai letto.

La mattina, si è recata apparentemente a fare una passeggiata, ma ha lasciato il telefonino in automobile: è una delle ragioni per cui la famiglia è convinta che la giovane si sia suicidata. “Nessuno mi ridarà mia figlia - ha commentato la madre della ginecologa - ma se il suo sacrificio può essere utile a qualcun altro, questo ben venga”.

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