"Ergastolo annullato": il boss torna in libertà dopo 23 anni di carcere

Domenico Paviglianiti tornerà un uomo libero, perché l'Italia ha violato il patto con la Spagna, che aveva concesso l'estradizione a patto che non venisse applicato l'ergastolo

"Ergastolo annullato": il boss torna in libertà dopo 23 anni di carcere

Era stato condannato all'ergastolo, ma dopo 23 anni, il 58enne Domenico Paviglianiti è un uomo libero, senza più alcuna pendenza con la giustizia.

Il boss della 'Ndrangheta era stato accusato di sette delitti e tre tentati omicidi, commessi nel corso della guerra tra i clan Trovato-Flachi e Batti, e negli anni '90 è ricercato per associazione mafiosa, traffico di droga e bazooka. Paviglianiti venne catturato in Spagna nel novembre del 1996 e venne estradato in Italia solamente 3 anni dopo, il 17 dicembre del 1999, ad una condizione: il divieto di infliggere all'imputato una "carcerazione in via definitiva", dato che allora l'ergastolo non era previsto in Spagna (dove è stato reintrodotto solo nel 2015).

Infatti, come ricorda il Corriere della Sera, il 14 marzo 2006 il Ministero della Giustizia aveva assicurato che, anche in caso di ergastolo, "i condannati possono usufruire in ogni tempo di permessi premio, semilibertà e liberazione condizionale", qualora siano stati espiati rispettivamente 10, 20 e 26 anni di carcere. Il boss della 'Ndrangheta, però, nel 2012 era stato condannato all'"ergastolo ostativo", secondo la norma che applica tale pena a chi abbia più di due condanne superiori a 24 anni (Paviglianiti ne ha 4 a 30 anni) e per lui si spalancano le porte del supercarcere di Novara, dove la sua permanenza è regolata dal 4 bis, che fa cadere qualsiasi beneficio. Infatti, in 23 anni, Paviglianiti è uscito solamente 2 ore, per il funerale della madre.

Ma i patti con la Spagna non erano quesri e dal 2015, gli avvocati del 58enne si battono per far rispettare gli accordi. Nel 2018 la Cassazione ha affidato al gip di Bologna l'incarico di venire a capo della vicenda. E ora, dopo 10 mesi, il gip ha dichiarato che "le modalità detentive dopo l’applicazione dell’ergastolo abbiano certamente frustrato le aspettative della Spagna nel momento in cui accordava l’estradizione" e che "è stato violato il principio della buona fede internazionale da parte dello Stato italiano, che alla Spagna doveva dar conto della norma restrittiva dell’art. 4 bis", articolo che vieta di usufruire dei benefici carcerari.

Non solo. Infatti, sulla vicenda l'Italia era già stata condannata per aver violato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo dalla Corte di Strasburgo.

E così l'ergastolo per Paviglianiti scompare, a favore della massima detenzione temporanea in Italia, 30 anni. Ma a questi vanno tolti 3 anni e mezzo da scontare ad altro titolo, 3 anni di indulto e 1.

815 giorni di liberazione anticipata (45 per ogni 6 mesi). Ne risulta che il boss abbia già scontato e anche superato i 30 anni che avrebbe dovuto scontare. Ora, il giudice dovrà ordinare la scarcerazione del boss, che tornerà un uomo libero.

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