Fase 2, vita notturna sotto scacco: "Ma noi vogliamo solo lavorare"

Per molte realtà la Fase 2 non fa rima con riapertura: sono molti i locali della "movida" costretti ancora alla serrata. Come l’Anema e Core, storica taverna di pubblico spettacolo di Capri. L’intervista al musicista-imprenditore Gianluigi Lembo e al sindaco dell’isola

Fase 2, vita notturna sotto scacco: "Ma noi vogliamo solo lavorare"

La tanto agognata Fase 2, quella della convivenza con il coronavirus e della (graduale) ripartenza e riapertura del Paese, si è messa in moto lunedì 4 maggio dimenticandosi di sganciare il freno a mano. E il secondo step, scattato il 18, ha cambiato di poco le cose. Certo, gli italiani possono finalmente uscire di casa non solo per motivi di lavoro, salute e necessità, ma anche per andare a trovare la famiglia e gli amici.

Ma c’è una larga fetta del tessuto economico italiano che è rimasta indietro, dal momento che è stata imbrigliata da un coacervo di regole, o meglio restrizioni, che le rendono quasi impossibile tornare alla normalità, a lavorare come prima. Bar, ristoranti e locali, infatti, devono rispettare misure che per forza di cose contrastano il loro lavoro: ingressi contingentati, tavoli e posti a sedere distanziati di almeno un metro tra di loro, chiusura alle 23.

Il risultato, insomma, è la drastica riduzione della capacità di ricevere la clientela, per realtà che sono già state costrette alla serrata per due mesi. Per non parlare poi delle discoteche e dei locali di pubblico spettacolo, ma anche dei cinema e dei teatri: per loro il lockdown continua anche in Fase 2. E per non parlare anche delle inevitabili e devastanti conseguenze per l’imminente stagione estiva e il comparto del turismo, da Nord a Sud.

Bene, diamo due dati: le discoteche italiane sono duemilacinquecento e il fatturato annuo dei locali notturni sfonda i cinque miliardi: 5,3 per l’esattezza. Il settore, tra discoteche, night e sale da ballo, dà lavoro a novantamila persone e ne intrattiene circa dicioannove milioni in dodici mesi: sono quattro milioni e trecento mila gli italiani che vanno a ballare almeno una volta a settimana.

Il caso Capri

Fatta la doverosa parentesi, torniamo alle Fase 2, che non rappresenta appunto una reale ripartenza per ristoratori e gestori di locali, visto le restrittive regole per riaprire e lavorare (chiusura alle 23, giusto per fare un esempio). Quali sono gli errori fatti e le conseguenti ulteriori maggiori difficoltà che la categoria deve affrontare a causa di queste limitazioni? Lo abbiamo chiesto a Gianluigi Lembo, musicista e co-proprietario della storica taverna Anema e Core di Capri, regno della vita notturna caprese nel nome della musica dal vivo, aperta dal padre Guido nel 1994. "L’errore di fondo è aver accomunato troppe categorie con esigenze diverse. I bar, i ristoranti e i locali notturni vanno gestiti differentemente a livello normativo. E sui locali notturni serve una distinzione: ci sono le discoteche e i locali di pubblico spettacolo cui apparteniamo noi, ad esempio. Siamo stati i primi a chiudere e l’abbiamo fatto spontaneamente e per senso di responsabilità, ma adesso non ci viene data la possibilità di riaprire in sicurezza e mi chiedo: perché puoi giustamente andare al ristorante e starci fino all’orario che vuoi, ascoltando musica senza osservare le rigide norme in essere per i locali di pubblico spettacolo, mentre nella nostra taverna non puoi venire in sicurezza? A Napoli e in Campania in generale il dibattito è sugli assembramenti in alcune zone in cui si concentrano numerosi bar. Perché un locale come il nostro, dove si canta in allegria, deve essere accomunato ad altre realtà e penalizzato così?", ci spiega

Gianluigi Lembo

Serve altro, insomma, per venire realmente incontro alle esigenze di queste realtà. Lembo sottolinea l’urgenza di nuove leggi che tengano conto di questi aspetti unici e che li tolgano da questo calderone: "Essere un locale di pubblico spettacolo ora comporta norme troppo restrittive. I ristoranti che fanno spettacoli live possono restare aperti dopo le 23, noi invece siamo chiusi. L'Anema e Core è piccolo e facilmente controllabile. Dal palco siamo noi i primi a vigilare che tutto sia tranquillo. Servono deroghe per evitare che locali storici come il nostro, simbolo anche culturale del Paese – siamo gli unici per esempio a tramandare ancora canzoni napoletane del Seicento – restino chiusi. Vanno valorizzate le autenticità". Anche perché – prosegue – "ne va della nostra stessa sopravvivenza e in generale dell’economia di Capri. Non è pensabile che l’isola più bella del mondo non abbia norme differenti per la riapertura".

Dunque, abbiamo chiesto a Lembo come l’Anema e Core ha e affrontato l’emergenza e come si è organizzato: "Abbiamo vissuto tutta la Fase 1 in apprensione, anche se l'amministrazione è stata impeccabile. I danni per la taverna sono molto ingenti: arriviamo a trenta persone tra dipendenti e collaboratori fissi, con un flusso di ospiti stranieri che raggiunge ormai il 50%. Ora siamo pronti per riaprire e in sicurezza: distanza dei tavoli come da normative, differenti percorsi di entrata e uscita, sanificazione periodica, misurazione della temperatura a tutti prima dell’accesso. Siamo i primi a volere che tutto sia sicuro, per i nostri dipendenti e per i nostri ospiti".

Gianluigi Lembo

Dunque, il figlio d’arte dello storico chansonnier Guido, ci racconta come le istituzioni locali siano state presenti in quest’emergenza: "Il Comune ci ascolta e sostiene. La Regione ci ascolta, ma concretamente non ci consente di riaprire. Gli assembramenti e i pericoli sono altrove. Non a Capri, non all’Anema e Core". E adesso, dietro l’angolo, c’è l’estate: "Aspettando il via libera, credo che per Capri potrà essere un’estate di relax, con grandissima presenza del turismo d’elite. Se apriamo i locali, rivivremo le atmosfere delle estati anni Cinquanta, senza folla ma con tanta voglia di divertirsi e stare bene". Infine, Gianluigi Lembo si congeda con un saluto, diciamo, speciale: "In taverna hanno cantato Jennifer Lopez e Leonardo di Caprio incappuciato per non farsi riconoscere, Naomi Campbell, Joaquin Cortes, Penelope Cruz e Beyoncé. Gli amici in taverna da 26anni sono tanti, da Giorgio Armani, Diego Della Valle, Valentino, Renzo Arbore. Ci manca tanto Lucio Dalla, tutti insieme tra i tavoli e tutti uguali. Con papà vogliamo condividere anche quest' estate con gli habitué e con i turisti che da ogni parte del mondo vogliono venire da noi per vivere una serata unica. Senza Anema e Core non è estate a Capri!".

Parla il sindaco

Dall’imprenditore al primo cittadino di Capri, dove si è registrato un solo caso di contagio. Ciò nonostante la paura è stata tanta, ma ora l’isola vuole ritornare a vivere serena, con l’aiuto dell’estate e dei flussi turistici (in sicurezza). "Noi siamo pronti per ripartire in sicurezza. Abbiamo affrontato la Fase 1 con grande senso di responsabilità, la nostra comunità ha risposto in maniera straordinaria. Abbiamo avuto un solo caso di contagio, tra l’altro contratto al di fuori dell’isola. Adesso c’è un clima di attesa e fiducia. Tra un po’ ritroveremo la Capri serena e colorata di sempre. Sarà più semplice la gestione dei flussi in entrata: prevediamo meno folla ma più turisti di fascia alta. La nostra bella Capri riparte in maniera ragionata e sicura. Il turista sarà protetto, così come i capresi", le parole rilasciate a ilGiornale.it da sindaco Marino Lembo.

Ma qual è lo stato delle cose circa il tessuto economico locale? "Il Comune di Capri ha un’economia a sé, non paragonabile ad altre realtà. Tutte le categorie sono state sottoposte a grandi sacrifici e hanno risposto mettendo al primo posto gli interessi collettivi. Come amministrazione stiamo incontrando tutti e sollecitando risposte a regione e governo: andiamo dai lavoratori stagionali che non hanno avuto sussidi agli autisti dei collegamenti terrestri su gomma".

Marino Lembo sindaco Capri

Nell’isola del golfo di Napoli Diverse attività hanno già riaperto ed entro la prima metà di giugno la maggioranza di alberghi, ristoranti, bar e negozi saranno operativi. "Nel nostro Comune le attività legate al turismo sono circa ottocento, con occupati di tutto l'indotto per circa duemila. Allargando il discorso a tutta l’Isola, nel 2018 hanno pernottato nelle nostre struttura ricettiva circa seicentomila persone, di cui quattrocentoventimila stranieri, mentre il totale dei turisti sbarcati è superiore ai 2 milioni. Questi numeri rendono l’idea di cosa rappresenti l’indotto turistico per la nostra economia, per le nostre famiglie", ci spiega ancora il primo cittadino, che ci annuncia l’intenzione immediata di chiedere una serie di deroghe alla regione per allungare gli orari di apertura dei bar e per l’apertura dei locali notturni: "Capri è un unicum. Noi ci impegniamo a rispettare tutte le norme sulla sicurezza e sul distanziamento, ma abbiamo bisogno di tutelare la nostra economia. Il modello Capri è già chiaro in questi mesi a livello nazionale. Adesso deve ripartire l’economia, faremo in modo di essere ascoltati".

L’estate è dietro l’angolo e la stagione estiva sarà abbastanza un’incognita. Il sindaco Lembo, però, ha le idee chiare: "Non sarà la stagione dei grandi numeri, ma della qualità, com’è giusto che sia. Chi sceglierà di venire da noi potrà godere e vivere l’isola come mai prima d’ora.

Come amministrazione abbiamo deciso di utilizzare questo periodo per ripensare il modello economico e turistico dell’isola. Esclusiva, sostenibile, destagionalizzata. Stiamo già lavorando su questo con un team di esperti a livello nazionale. Capri continuerà ad essere un faro per il mondo". Insomma, anima e cuore.

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