Permessi di lavoro in cambio di biglietti della Juve: arrestato

L'ex vice prefetto di Savona, Andrea Giangrasso, è stato arrestato dai Carabinieri con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Erogava permessi di lavoro a extracomunitari in cambio di gioielli e biglietti per lo stadio

Permessi di lavoro in cambio di biglietti della Juve: arrestato

Agevolava il rilascio di permessi di soggiorno in cambio di benefit come gioielli, cene, dispositivi elettronici e biglietti per assistere alle partite della Juventus. Andrea Giangrasso, ex vice prefetto di Savona di 69 anni ora in pensione, è stato arrestato con le accuse di favoreggiamente dell'immigrazione clandestina, falso materiale e falso ideologico per induzione. Secondo le indagini della procura savonese, condotte dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, approfittando della sua posizione di funzionario della Prefettura Giangrasso avrebbe favorito, tra il 2013 e il 2014, la permanenza di cittadini stranieri (soprattutto egiziani e tunisini) attraverso permessi di lavoro stagionali e certificati medici falsi. Per questi ultimi è indagato a piede libero un medico di Savona esperto di chirurgia estetica, accusato come l'ex vice prefetto di falso materiale e ideologico.

L'indagine che ha portato all'arresto di Giangrasso segue a distanza di un anno un filone analogo che - come spiega Repubblica - aveva visto finire in manette un altro vice prefetto di Savona, Andrea Santonastaso. L'accusa era sempre la stessa: permessi di soggiorno facili. Allora era stato uno degli arrestati a svelare agli inquirenti la presenza di un funzionario di fiducia. Una talpa che si è rivelata essere proprio Giangrasso il quale, nonostante fosse in pensione da quattro anni, continuava ad attivarsi presso gli uffici preposti. Per il "disturbo" l'ex funzionario della Prefettura otteneva benefit come gioielli, cene, dispositivi elettronici, creme particolari, lavori di manutenzione presso la sua abitazione e biglietti per le partite della Juventus.

Ma Giangrasso non si limitava ai permessi di soggiorno. L'ex funzionario dell'area IV immigrazione della prefettura aveva messo in piedi un sistema criminoso che anticipava l'arrivo in Italia degli extracomunitari, ingolositi dalla prospettiva di un impiego che gli sarebbe stato dato attraverso il rilascio di un permesso di lavoro e di un certificato di buona salute.

Di quest'ultimo aspetto si occupava un medico di Savona, indagato a piede libero insieme a un consulente del lavoro e un albergatore, entrambi della provincia savonese, oltre a un intermediario egiziano residente in città e già agli arresti domiciliari.

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