"Sono Tony Montana". E la polizia sgomina una baby gang

Nove adolescenti dovranno rispondere di associazione a delinquere: sono accusati di rapine, spaccio di droga e aggressione. Si facevano chiamare "Famiglia Montana", in omaggio al film Scarface

Una baby gang (foto di repertorio)
Una baby gang (foto di repertorio)

Si ispiravano chiaramente al film Scarface. Al punto da immedesimarsi nei protagonisti e da mutuarne il nome per la baby gang che avevano formato: si facevano chiamare "Famiglia Montana". Solo che non si limitavano alla finzione cinematografica: almeno da un anno seminavano il terrore ad Arezzo, fra rapine, minacce ed aggressioni a residenti ed avventori e spaccio di droga. Ed è di queste accuse che dovranno rispondere, oltre a quella di associazione a delinquere, nove minorenni di età compresa fra i 16 e i 17 anni, a seguito di un'operazione condotta dalla polizia e dalla polizia municipale.

Per sette di loro è stato disposto il carcere, mentre gli ultimi due si trovano ai domiciliari in comunità. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, i ragazzini avrebbero messo in piedi una vera e propria organizzazione caratterizzata da posizioni gerarchiche ben definite (e con la possibilità di fare carriera al suo interno). Agivano armati di tirapugni, coltelli o colli di bottiglia taglienti, per le loro scorribande avvenute soprattutto nel corso del 2021. E come riferimento ideale avevano preso proprio il personaggio di Tony Montana, interpretato da Al Pacino. Tant'è che sui profili social dei giovani accusati, i riferimenti alla pellicola erano numerosi, al pari di quelli dell'attività che portavano avanti: "Sono Tony Montana", avrebbe postato uno dei ragazzi coinvolti sui social network, insieme a fotografie di pistole e banconote.

Sempre secondo gli inquirenti, la baby gang agiva seguendo un preciso metodo ben rodato, con ruoli preventivamente assegnati: le vittime, quasi sempre minorenni e isolate, venivano avvicinate con un pretesto. Per poi ritrovarsi circondate e rapinate di telefonini, portafogli e ogni oggetto di valore che possedevano. E mentre alcuni componenti del gruppo si davano all'azione, altri invece fungevano da “palo” per segnalare ai complici l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine e darsi alla fuga. A volte le aggressioni non erano motivate dalla volontà di compiere una rapina, ma solo per scaricare violenza su un malcapitato che aveva guardato “in modo sbagliato" qualcuno della banda o infastidito l’attività di spaccio con la propria presenza.

Già, perché dai telefoni sequestrati sarebbe emersa anche l'attività di spaccio di sostanze stupefacenti che gli adolescenti svolgevano in una delle piazze del centro storico.

E avrebbero oltretutto compiuto una "spedizione punitiva" contro un clochard e il proprio animale domestico, reo di averli infastiditi: un ulteriore pestaggio da aggiungere a gli altri che vengono loro contestati. Gli interrogatori stanno ad ogni modo proseguendo (fra oggi e domani dovrebbero essere ascoltati tutti i ragazzi) e non è escluso che l'inchiesta possa allargarsi.

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